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“Vivo nel buio” di Wladimiro Borchi

Buongiorno, amici! Sono Elena e vi parlerò di una nuova scoperta nel mondo degli scrittori emergenti. Si tratta di Wladimiro Borchi, che con il suo romanzo “Vivo nel buio” è riuscito a catturare la mia attenzione e a mantenerla alta fino alla fine.

ꕥ⭒ღ❀☼∘ Trama ∘☼❀ღ⭒ꕥ

Nell’estate tra la terza media e le scuole superiori, un gruppetto eterogeneo di compagne di classe decide, all’insaputa dei genitori, di andare in pellegrinaggio sul luogo in cui, dieci anni prima, si è consumato un feroce delitto: un omicidio suicidio, in cui una ragazza di diciannove anni è stata barbaramente uccisa dal fidanzato coetaneo, prima di togliersi la vita. Si tratta, né più né meno, di una passeggiata sulle colline a margine della città da cui tornare in tempo per la cena. Nel bosco, però, una presenza all’apparenza innocua, un ricordo dolce dell’infanzia, prenderà forme davvero inaspettate, conducendo le ragazzine a smarrire il sentiero del ritorno. La madre divorziata di una di loro, nonostante l’inettitudine dell’ex marito e l’indolenza degli altri genitori, riuscirà a scoprire indizi sulla meta delle fanciulle e deciderà di affrontare il bosco e la notte per tentare di portare in salvo sua figlia e le amiche. Intanto, l’isolamento e la paura faranno emergere conflitti tra le disperse, che da tempo bruciano sotto la cenere, mentre quella stessa entità, all’apparenza salvifica, userà il suo potere per confonderle e condurle alla stessa disperazione delle sue precedenti vittime.

ꕥ⭒ღ❀☼∘

Il vento freddo si infilava sotto il vestitino corto.
La ragazza si strinse nel giubbino di pelle, piegandosi sulle gambe nell’attesa. Forse era tutto finito. Di lì a poco lui sarebbe tornato, l’avrebbe insultata ancora e poi l’avrebbe riportata a casa. Bastava solo aspettare.
La sagoma del ragazzo si dissolveva tra gli alberi nel rumore della sua pisciata.
Il suono della zip le fece capire che aveva finito. Ancora qualche minuto e sarebbe tornata al caldo, nel suo letto.
Bastava poco e finalmente avrebbe potuto piangere.
Il buio si consumò lentamente attorno alla figura del ragazzo che tornava visibile un passo alla volta: testa bassa, mani dietro la schiena. Il suo sorriso era una menzogna, i suoi occhi un velo grigio.
Lei ci era andata solo perché riteneva giusto esserci. Credeva di essere più forte. Ora voleva che tutto finisse, voleva rimanere da sola per cicatrizzarsi l’anima.

Che diavolo sta canticchiando?
La voce di lui, bassa e roca, la raggiunse insieme allo sguardo di scherno, mentre le labbra erano atteggiate in un ghigno.

«C’è un omino piccino piccino
che va in giro soltanto la sera
e cammina pianino pianino
con in mano una lampada nera.
È l’omino inventor del dormire
che nel lungo e oscuro cammino
senza farsi veder né sentire
porta il sonno per ogni bambino…
Vide il coltello quando lui era a meno di un passo.
Alzò le braccia d’istinto per difendersi e il primo fendente la colpì sul polso. Gridò per lo stupore e la paura, quando il sangue le schizzò sul viso.
Lo colpì con un calcio. Corse in mezzo al buio, ma la lama le raggiunse la schiena. La corsa finì tra le radici di un pino. Con il terriccio profumato di muschio tra le labbra.
Perché mi stai facendo questo?
Ancora una volta la lama le attraversò le costole, mentre quel sapore ferroso, che le gorgogliava in bocca, andava a coprire quello del fango. Non sentiva neanche più male, voleva solo piangere e dormire.
Finalmente arrivò il buio, pochi istanti dopo il freddo.…
Fa la nanna mia bambina
ninna nanna, ninna nanna
Fa la nanna mia bambina
ninna nanna, ninna nanna.»

Così inizia “Vivo nel buio”.

Si tratta di un romanzo con degli adolescenti come protagonisti. Lo stile è adatto al pubblico al quale quest’opera si rivolge, un pubblico giovane, ma anche meno giovane, soprattutto per i dialoghi grazie ai quali ci si immedesima nella storia e si respira l’atmosfera fra i banchi di scuola e le compagnie di amici. Dietro i sorrisi e le canzoncine, si nascondono molti drammi familiari che rendono la vita di queste ragazzine più vera, creando un’atmosfera cupa e reale.

La tensione è sempre alta, il ritmo è incalzante, ed è ciò che ci fa rimanere con il fiato sospeso fino alla fine, soprattutto nella seconda parte, curiosi di sapere come si concluderà la storia, o meglio, questo incubo che sarà anche un’occasione di crescita.

Si potrebbe definire un giallo dalle tinte horror soprannaturali che non risulta mai noioso.

Non posso dire di più, o rovinerei la lettura. Consiglio e segnalo questo romanzo agli amanti del genere e a chi vuole cimentarsi con qualcosa di nuovo, dando la possibilità a uno scrittore emergente di far conoscere la sua opera.

Elena

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4 risposte a "“Vivo nel buio” di Wladimiro Borchi"

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