“La Barrantana” di Mirko Micheletti – recensione e intervista per Radio Arenzano

Buongiorno, amici. Sono Laura e ho da poco terminato la lettura de “La Barrantana” di Mirko Micheletti. Mirko è un’autore ligure emergente che ci ha contattate per una recensione e ci ha inviato il suo libro direttamente a casa. In questo articolo troverete la recensione dell’opera e l’intervista che verrà trasmessa da Radio Arenzano (https://www.radioarenzano.net/) nei prossimi giorni.

Mentre ispeziona la soffitta della casa della nonna deceduta a Striera, Gianluca apre un cassetto di una vecchia credenza e vi trova, sorprendentemente, un manoscritto dove vengono narrate le vicende di alcune streghe che hanno vissuto in quella piccola frazione di Albisola nel 1700.
La Barrantana era fra le sorelle la più bella e la più intelligente, abile guaritrice mal sopportava di essere considerata una strega, buona per una sveltina o le volte che bisognava farsi curare i malanni del corpo o della mente quando erano insopportabili.
Per questa ragione, ma non solo, l’odio l’ha trasformata in una vera strega, lamia maledetta e vendicativa dal cui empio ventre sono nati i temibili basilischi, progenie crudele e ambiziosa dal sangue velenoso. Questa storia si intreccia con gli avvenimenti che sono avvenuti in Liguria in quegli anni: l’invasione e la conquista di Genova da parte dell’esercito austro-piemontese, le battaglie nell’entroterra savonese durante la campagna Napoleonica e le scorribande dei pirati.
Alla fine del libro la nonna di Gianluca confida al nipote un segreto. Una terribile confessione e nel contempo una dichiarazione d’amore.

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Questo libro mi è piaciuto molto, già dalla copertina (sì, come ho già detto altre volte, giudico i libri anche dalla copertina). Il fatto che fosse ambientato in Liguria, in luoghi che posso facilmente visualizzare nella mia mente, è stato un altro elemento che ha contribuito al mio giudizio positivo.

La storia che viene narrata riprende diverse credenze popolari: alcune sono comuni anche nella mia zona – con alcune piccole differenze – mentre altre mi erano del tutto sconosciute.

La narrazione scorre fluida e lo stile è fresco e contemporaneo, mentre i fatti si riferiscono a un passato abbastanza remoto (parliamo di diciottesimo secolo). Proprio in relazione alle vicende storiche, ho apprezzato molto la decisione dell’autore di inserire la sua vicenda nel contesto socio-politico esatto: mi riferisco all’azione francese con Napoleone nel territorio ligure. L’autore ha amalgamato bene realtà e finzione.

Anche l’espediente letterario che ha usato, seppur non sia di particolare originalità, ben si fonde con tutta l’atmosfera del libro. Inoltre, instilla un dubbio già nelle prime pagine che, però, diventa secondario alle vicende narrate: è stato bello, alla fine della storia, giungere alla risoluzione del “mistero” iniziale.

Per conoscere qualcosa di più sull’autore e sulla sua opera, continuate nella lettura, ecco qui la trascrizione dell’intervista direttamente a Mirko Micheletti.

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Allora, Mirko, parlaci un po’ di te. L’Italia vanta numerose leggende e racconti popolari diffusi su tutto il territorio e ce ne sono molti anche nella nostra Liguria. Tu hai deciso di raccontarci la storia di questa strega dell’entroterra savonese a Striera, una piccola frazione di Albisola. Quando è nata l’idea di scrivere “La Barrantana”?

Di me non ho molto da raccontare, ti posso dire che sono nato il 22 luglio del 1969, il giorno seguente lo sbarco dell’uomo sulla Luna. Ho sempre ritenuto responsabile questo avvenimento per il carattere un poco sognatore che fin da bambino mi caratterizza. Non ne sono mai stato particolarmente fiero, anche perchè ho sempre ritenuto questa mia caratteristica un difetto. In un mondo volto al profitto ho sempre pensato che essere dei sognatori potesse essere un serio problema. Oggi però riconosco che i sogni mi hanno aiutato a vivere e anche se non sono riuscito a realizzarli tutti, il perseguirli è stato stimolante e se oggi ho dei rimpianti paradossalmente è dovuto al fatto che per pragmatismo talvolta ho rinunciato a inseguirli il che, lo riconosco, è un’autentica contraddizione. Un’altra cosa che ti voglio dire di me è che sono sempre stato innamorato della natura e che sento un forte legame con il territorio in cui vivo. Spero che questo mio modo di essere traspaia da ciò che scrivo, se non è così, lo ritengo un fallimento.
La Barrantana ha avuto una gestazione piuttosto lunga e l’idea è nata piano, piano, potrei persino azzardare a dirti che il romanzo è stato un lungo parto casuale. Più di dieci anni fa ho pubblicato un libro dal titolo “Impronte di pesce” che è un bel titolo (secondo me), ma è un poco fuorviante perchè potrebbe sembrare un testo di cucina mentre invece è un libro di poesie. Volevo concludere questo mio esordio poetico con un manipolo di racconti che fossero in qualche modo legati al territorio dato che la natura è un elemento molto presente nelle mie poesie. Non riuscivo a trovare l’ispirazione giusta quando, del tutto casualmente googlando su internet, mi sono imbattuto nelle storie delle streghe di Albisola. Traendo ispirazione da queste leggende ho scritto dei racconti che avevano come protagoniste queste bizzarre maliarde e li ho inseriti alla fine del libro. Qualche anno dopo la UniAlbisola ha organizzato un corso che aveva come argomento le leggende popolari del nostro piccolo, ma culturalmente vivace, paese. Visto che queste storie locali mi interessano molto ho deciso di iscrivermi complice anche un orario delle lezioni compatibile con i miei impegni lavorativi. Così sono venuto a conoscenza di molti altri particolari al riguardo delle streghe, storie che hanno ispirato la stesura della “Barrantana”. Insomma, tutte queste coincidenze mi fanno nascere il sospetto che le streghe mi abbiano scelto come loro scribacchino.

Quanto tempo hai impiegato per documentarti riguardo le varie leggende popolari che si trovano all’interno dell’opera?

Non saprei quantificare quanto tempo perchè ne sono venuto a conoscenza gradatamente, un poco alla volta. Ci ho impiegato quasi dieci anni ma in realtà non mi sono messo a studiare queste leggende o la storia del 1700. Ho colto le informazioni semplicemente vivendo e annotandomi quei particolari che mi incuriosivano. Per farla breve, non sono andato in una biblioteca a fare lavoro di ricerca, ho colto le informazioni così, un po’ anche per caso parlando con la gente. Le vicende storiche però le ho verificate, per quelle un minimo di lavoro di ricerca l’ho voluto e dovuto fare.

Ti sei sentito suggestionato da queste realtà un po’ magiche e fiabesche?

Più che suggestionato ne sono rimasto affascinato e stupito. Affascinato per la varietà e la bellezza delle leggende Albisolesi delle quali non sapevo nulla fino a una decina di anni fa. I meravigliosi segni di queste storie le si possono trovare sulla passeggiata mare di Albissola Marina dove è possibile camminare sopra un meraviglioso pannello di Eliseo Salino che raffigura le nostre care streghe. Stupito perchè persino un patriota e poeta come Arnaldo Fusinato celebre per aver scritto l”utima ora di Venezia (componimento che contiene i famosi versi ripresi recentemente da Battiato: il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola, bandiera bianca) ha scritto una poesia dove viene narrata la leggenda di Benso e Lisa, vicenda fantastica ambientata nel nostro territorio.

Mentre scrivevi l’opera, hai visitato i luoghi di cui parli?

In realtà i luoghi descritti nel romanzo li avevo visitati in gran parte già prima della sua stesura. Mi era capitato di percorrere quei luoghi in mountain bike quando ancora ero inconsapevole che in quei territori alla fine del 1700 erano state combattute importanti battaglie della campagna d’Italia o che in altri vi erano state ambientate vicende fantastiche che avevano come protagoniste le streghe. L’unico luogo dove non ero mai stato prima di aver iniziato la stesura della “Barrantana” è Striera. In realtà non è distante da dove abito, infatti si trova a poche centinaia di metri dalla provinciale che da Ellera conduce a Stella ma la salita è talmente ripida che non ho mai avuto il coraggio di percorrerla con la bicicletta. Quando all’UniAlbisola hanno introdotto questa località dicendo che era il luogo dove un tempo si pensava abitassero le streghe e hanno spiegato precisamente come arrivarci, mi sono fatto coraggio e ho deciso di affrontare quella salita impietosa. Al tempo avevo appena iniziato a cimentarmi nella stesura del romanzo e quindi non potevo non conoscere la dimora delle streghe. La descrizione del viaggio che Gianluca ha compiuto per arrivare a Striera a inizio libro non è altro che il resoconto della mia gita in bicicletta per giungere in quel luogo isolato.

Quali sono state le maggiori gratificazioni dopo la pubblicazione del libro? Chi vorresti ringraziare, su Radio Arenzano, per esserti stato accanto fino a raggiungere il traguardo?

Le gratificazioni maggiori le ho avute da chi, dopo aver letto il libro, mi ha dato un riscontro positivo. Molti hanno capito lo spirito che mi ha spinto a scrivere queste pagine e a pubblicarle, per questo motivo sono proprio i lettori della “Barrantana” quelli che voglio ringraziare per primi. Un’ altra bella gratificazione è stata quella di essere stato menzionato con onore al premio internazionale dedicato a Enrico Bonino organizzato dalla LiberArti di Savona, inoltre le critiche positive ottenute dai blogger ai quali mi sono rivolto per ottenere un riscontro il più imparziale possibile è stata un’ulteriore conferma della validità del mio lavoro cosa che mi ha fatto decisamente piacere.

Oltre ai lettori, per essermi stati accanto non posso non ringraziare Nanni Basso, il suo incontro è stato fondamentale per la nascita di questo libro, poi Maddalena Pescio che si è sobbarcata il non semplice compito di revisionarmi il testo, il gruppo del libro di “Terra di streghe”, grazie al loro aiuto sono venuto a conoscenza di tutti quei particolari delle leggende che non si trovano da nessuna parte se non nella tradizione orale, Gabriella Bardaro per avermi incoraggiato e avermi dato utili consigli su come migliorare il testo rendendolo più facilmente fruibile. Infine, ma a loro riserbo il ringraziamento più grande, ai miei famigliari per la pazienza con la quale hanno assecondato questa mia passione che mi porta, spesso e volentieri, ad assentarmi mentalmente per lunghi periodi dalla partecipazione alla vita famigliare.

Hai in mente altri progetti? Scriverai ancora?

Ho due vecchi progetti che ho iniziato e che attendono che li riprenda in mano per essere finalmente conclusi. Il mio lavoro non mi lascia molto tempo a disposizione per la scrittura di conseguenza sono uno “scrittore” lento, mi ci vogliono parecchi anni per concludere un libro, ma questi due progetti paralleli sono finalmente vicini alla loro conclusione. Uno è un libro di poesie che se riuscirò a farlo pubblicare si intitolerà “Canti, preghiere e tracce d’acqua”. Credo che mi concentrerò prima di tutto su questo manoscritto, perchè mi sembra che l’umanità, anche a causa dell’isolamento conseguente alla pandemia, stia soffrendo e la poesia, secondo me, è uno strumento che può aiutarci a recuperarla. Nel mondo oggi si respira una brutta aria, inquinata dalla paura, dall’odio, dall’intolleranza, penso che ci sia urgenza di recuperare delle parole diverse, da una parte concilianti ma che nello stesso tempo siano in grado di pungolarci per costringerci a guardarci dentro al fine di snidare le nostre ombre, i nostri mostri. Il secondo lavoro è una raccolta di racconti che in qualche modo sono collegati con una cornice che è un racconto che funge da contenitore per questi racconti. In realtà questo lavoro era già stato concluso prima della “Barrantana” ma poi mi sono incagliato nel concorso dell’Italo Calvino e nel giudizio che mi hanno gentilmente fornito. Un buon giudizio, sono molto soddisfatto, però mi hanno anche dato dei consigli che secondo loro devo implementare per far fare un ulteriore salto di qualità al libro. Il problema per me, che sono uno scrittore impulsivo, è digerire correttamente questi consigli che non sono per nulla banali. Insomma, ci devo ragionare bene, indipendentemente dal fatto di partecipare o meno ancora al concorso.

Elena e Laura

4 risposte a "“La Barrantana” di Mirko Micheletti – recensione e intervista per Radio Arenzano"

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