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“La casa delle anime” di Elena e Laura Canepa (Seconda Puntata)

Hai perso la prima puntata? Leggi qui: “La casa delle anime” di Elena e Laura Canepa (Prima Puntata)

La mattina seguente, Mike sembrava più convinto della scelta della sua compagna.

La signora Patel li chiamò, comunicando loro che i documenti erano pronti. L’ultima formalità era quella di apporre le firme alla presenza di un notaio.

Fu più semplice del previsto e, in pochi giorni, Vivian poté stringere con gioia le chiavi del nuovo nido.

Un tardo pomeriggio, con la macchina carica di bagagli, Mike guidò fino alla casa, lanciando uno sguardo, di tanto in tanto, al cielo minaccioso. Di lì a poco, una pioggia scrosciante iniziò a cadere ammantando il paesaggio di fitta nebbia e, quando giunsero all’edificio, dovettero correre al riparo della veranda lasciando i bagagli sull’auto.

Vivian inspirò l’odore di umido che impregnava l’aria e si strinse nelle spalle. Forse era stata troppo impulsiva: in quella giornata uggiosa, la casa aveva assunto un aspetto deprimente.

«Un bell’inizio, eh?» fece Mike armeggiando con le chiavi nella toppa. L’odore di muffa che impregnava la casa li costrinse ad arricciare il naso, ma almeno erano all’asciutto.

Mike accese l’interruttore, ma le lampadine, ronzando, produssero una luce fioca che si limitò a rendere visibile l’ambiente. «Beh, non ci resta che provare ad accendere questo caminetto o ci prenderemo una polmonite. Vado a vedere se in cantina è rimasta della legna.»

Vivian dovette ammettere che suo marito aveva ragione: quella casa acquistata frettolosamente non trasmetteva nulla di familiare. Inoltre, così spoglia e buia, non era nemmeno accogliente: l’ambiente freddo e umido la fece rabbrividire. In condizioni normali, Vivian avrebbe cambiato tutta la mobilia e svolto piccoli lavori di ristrutturazione prima di lasciare l’appartamento in città, ma non avrebbe mai ammesso di aver agito per ripicca. Non lo avrebbe mai confessato, ma Mike aveva ragione: voleva infliggergli una punizione. Quell’uomo, che lei aveva amato con sincerità, l’aveva delusa così profondamente. Ma per Vivian la delusione più grande era se stessa: si era rivelata debole poiché non era stata in grado di ricominciare una nuova vita da sola. I pensieri che la affliggevano erano sempre gli stessi, ormai non provava più nulla, ma si sentiva dipendente da lui, in qualche modo, e non credeva a nessuna delle sue parole, tanto meno che la amasse, sapeva quanto fosse inutile continuare ad autoinfliggersi quel tormento, ma non sapeva uscirne e per questo si odiava. Perché era arrivata a quel punto? I soldi non le mancavano, il lavoro la appagava, altri uomini sarebbero arrivati. Cosa la teneva legata a Mike, ormai? L’abitudine? I loro genitori che si aspettavano un matrimonio, da un momento all’altro? Forse, cambiare aria e trascorrere del tempo lì l’avrebbe aiutata a riflettere.

Scosse la testa: qualcuno le aveva detto che il tempo avrebbe aggiustato le cose, ma di tempo ne stava perdendo troppo e con esso tutte le occasioni che la vita offre a chi le sa cogliere.

Un lampo illuminò la stanza e il boato che seguì fece tremare i vetri. La lampada produsse un ronzio secco e Vivian si ritrovò al buio con solo il rumore della pioggia a riempire il silenzio. «Oh, merda. Mike?»

Nessuna risposta.

«Maledizione. Mike?» la sua voce risuonava tra le pareti spoglie sulle quali si proiettavano le luci intermittenti del temporale.

«Ehi, Mike, dove ti sei cacciato?» urlò Vivian. Le parole sembravano venire inghiottite dalla stanza e il suo respiro caldo creava una condensa bianca a contatto con l’aria gelida.

Un brivido le percorse la schiena: si sentiva avvolta da un alito freddo, ma era certa che tutte le finestre fossero chiuse. Gli occhi si erano ormai abituati alla penombra, ma decise di cercare qualcosa per fare luce; doveva pur esserci una torcia o una candela. I contorni dei mobili cominciarono a delinearsi davanti ai suoi occhi. Tastò tutta la superficie del tavolo, lasciando scivolare la mano sul ripiano, trascinando con sé un sottile strato di polvere che percepì con i polpastrelli. Poi, passò alla credenza, ma tra i tanti piatti all’interno del mobile non vi era nulla che potesse aiutarla. Il rombo di un tuono la fece sussultare; urtò un oggetto che oscillò e si frantumò ai suoi piedi.

«Accidenti!» imprecò Vivian, con il cuore impazzito nel petto.

Udì dei passi veloci alle sue spalle.

«Mike? Ho urtato qualcosa, forse una tazzina. Attento a dove metti i piedi.»

Silenzio.

CONTINUA…

“La casa delle anime” di Elena e Laura Canepa (Terza Puntata)

La casa delle anime: Copyright 2021 © Elena e Laura Canepa – Tutti i diritti riservati

Foto di Enrique Meseguer da Pixabay 

31 risposte a "“La casa delle anime” di Elena e Laura Canepa (Seconda Puntata)"

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  1. L’ambientazione della casa mi ricorda quel vostro articolo di quella casa infestata a Genova, avete presente? Mi chiedo se vi siete ispirate a lei, comunque è sempre più intricante e ora voglio sapere che fine ha fatto Myke. 👀

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  2. A proposito della casa, io ho pensato subito al Motel Bates di hitchcockiana memoria; mentre leggevo speravo tanto che non faceste morire lei sotto una doccia, ma a quanto pare non dovremmo esserci vicini neanche per idea… Comunque non lo so… Aspetto il seguito. Buona serata! 🙂

    Piace a 1 persona

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