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“Figlie del mare” di Mary Lynn Bracht

Buongiorno, amici, sono Elena. Volevo parlarvi della mia ultima lettura e vorrei anche consigliarvela. Si tratta di “Figlie del mare” di Mary Lynn Bracht. Sulla copertina viene definito “un caso letterario internazionale”. Perché?

Innanzitutto, posso dire che si tratta di una lettura dai temi molto forti. Trova ambientazione nella Corea del 1943, durante la colonizzazione da parte del Giappone e vuole farci conoscere una parte della storia dimenticata: le circa duecentomila donne e bambine coreane rapite dall’esercito giapponese e ridotte a schiave sessuali per i militari. Soltanto quarantaquattro sopravvissute sudcoreane sono ancora vive (nel momento in cui l’autrice ha scritto la sua nota a fondo libro) e hanno riportato la loro esperienza. Delle altre non si saprà mai nulla.

Corea, 1943. Per la sedicenne Hana sapere di immergersi nelle acque del mare è un dono, un antico rito che si trasmette di madre in figlia. Nel buio profondo delle acque, è solo il battito del cuore che pulsa nelle orecchie a guidarla sino al fondale, in cerca di conchiglie e molluschi che Hana andrà a vendere al mercato insieme alle altre donne del villaggio. Nata e cresciuta sotto il dominio giapponese, Hana ha un’amatissima sorella minore, Emi, con cui presto condividerà il lavoro in mare. Ma i suoi sogni si infrangono il giorno in cui, per salvare la sorella da un destino atroce, Hana viene catturata dai soldati giapponesi e deportata in Manciuria, dove verrà imprigionata in una casa chiusa gestita dall’esercito. Ma una figlia del mare non si arrende.

Il mio giudizio su questo romanzo è più che positivo. La storia si alterna, un capitolo con protagonista Hana nel 1943 e uno che vede protagonista Emi, Emiko, nel 2011. Emi è alla disperata ricerca di sua sorella o di notizie su di lei da una vita. Per una vita, infatti, è stata tormentata da questo volto familiare che le è stato strappato via nel tentativo di proteggerla. Hana è a tutti gli effetti una haenyeo, una donna del mare, come sua madre e come le sue antenate prima di lei. Si è lasciata andare a un destino indegno per proteggere la sorella: un giorno in spiaggia è stata catturata dai soltati giapponesi al posto della piccola Emi. Le pene che patirà sono atroci: la narrazione è molto cruda, perché i fatti sono stati davvero crudi.

La storia non è reale, ma l’autrice ha voluto scriverla in memoria di tutte le donne che hanno subito la sorte di queste due protagoniste e anche peggiori e di quelle che ancora oggi soffrono per la guerra.
Le poche donne sopravvissute a quel periodo avevano problemi di salute o soffrivano di stress post-traumatico, ovviamente. Possiamo soltanto immaginare quanto debba essere stata dura per loro: stupri continui e nessuna possibilità di opporvisi, pena le percosse o la morte.
Secondo alcuni storici, la questione delle “comfort women” (le “donne di conforto”) non fu una priorità per il governo coreano, perché pochissimo tempo dopo scoppiò la guerra fra Nord e Sud.
Ci vollero altri quarant’anni per portare alla luce la vicenda.

Un libro che merita di essere letto sia per i temi trattati che per la scorrevolezza della narrazione.

Elena

12 risposte a "“Figlie del mare” di Mary Lynn Bracht"

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