Intervista a Elisa Crosta, autrice di “Ballerine nere numero 33”

Buongiorno, amici! Eccoci qui con un’intervista che ci ha rilasciato Elisa Crosta, autrice del romanzo “Ballerine nere numero 33”.

Il libro è un racconto vivido di un periodo particolare della vita di una bambina di nove anni dalla voce diretta della protagonista, attraverso il suo quotidiano fatto di scuola, famiglia, amici. Una storia a cavallo fra realtà e fantasia che vuole essere uno stimolo all’ascolto e alla comprensione dell’universo dei bambini.

Prima di farvi leggere l’intervista, che peraltro è stata registrata e verrà trasmessa per Radio Arenzano (appuntamento alle ore 11 di oggi 30 maggio per ascoltarla) con la quale collaboriamo, andiamo a scoprire insieme chi è Elisa Crosta e di cosa parla il suo libro.

Elisa Crosta è nata a Genova nel 1983. Si è laureata in Comunicazione di Massa presso l’Università di Torino. Attualmente vive a Roma. Con i suoi racconti ha partecipato a diversi concorsi letterari ottenendo numerosi riconoscimenti. Ballerine nere numero 33 è il suo romanzo d’esordio.

ꕥ⭒ღ❀☼∘ Trama ∘☼❀ღ⭒ꕥ

Lucia è una bambina di otto anni, anzi, sta per compierne nove. Frequenta la quarta b nella stessa scuola dove insegna la sua mamma. I giorni che precedono il suo compleanno, solitamente, sono quelli in cui la mamma si occupa di organizzarle la festa, preparando tutto nei minimi dettagli, con entusiasmo e semplicità. Ciò che Lucia non sa, però, è che il suo nono compleanno finirà per essere un po’ diverso rispetto a quelli festeggiati sino ad ora: sarà infatti segnato da un avvenimento che, purtroppo, stravolgerà per sempre la vita della piccola Lucia.

ꕥ⭒ღ❀☼∘

Allora, parlaci un po’ di te. Da dove nasce l’idea di “Ballerine nere numero 33” e perché hai scelto questo titolo?

Io sono cresciuta in mezzo ai libri. Ho la fortuna di essere nata in una famiglia di lettori. Non posso
immaginare di non avere un libro sul comodino o in borsa. Ho sempre letto, e leggo sempre. Ho sempre
scritto, e scrivo sempre.
Non ho mai tempo, ho due bambini e un lavoro, per cui cerco di ritagliarmi qualche spazio nella giornata
per questo. Leggo in metropolitana, e a volte mi sembra di avere i superpoteri: un libro in mezzo a tanti
cellulari! Scrivo la sera, quando i bambini dormono e ho un’oretta per me. Le idee mi vengono spesso
mentre cammino, per cui mi capita di scarabocchiare qualcosa sul primo foglio che mi capita per le mani.
Ballerine nere numero 33 è una storia che volevo scrivere da tanto tempo. Per quanto riguarda il titolo, è
molto difficile dare una risposta senza svelare troppo…

Cosa significa per te questa storia e quanto hai dovuto lavorare per riuscire a trasmettere delle emozioni ai futuri lettori.

Questa storia per me è un lungo viaggio, nel tempo e nei ricordi. Ogni volta che mi mettevo a scrivere,
venivo trasportata all’inizio degli anni novanta, in una Genova e in una realtà che forse non esiste più.
Il lavoro più difficile è stato quello di tagliare, e poi mettere in ordine. Ho decine di stesure diverse, alcune
con un numero di pagine che sono quasi il doppio della versione finale. Ogni volta che tagliavo qualcosa, mi
veniva in mente un’altra parte importante da scrivere.
Sono disordinata. È stata una grande fatica mettere in ordine, pulire e sistemare ogni capitolo.

Una storia carica di emozioni e di sentimento. Quali sono, secondo te, i punti di forza di questo romanzo?

Credo che il vero punto di forza di questo romanzo sia la scelta di un punto di vista esclusivamente infantile,
che mi ha permesso di raccontare senza filtri, e di lasciare che il lettore si identifichi non solo con la
bambina che io racconto, ma con la propria infanzia.
Non è un racconto al passato, da porto sicuro dell’età adulta. Ho scelto di raccontare al presente la
quotidianità e i pensieri, esattamente come vengono vissuti a nove anni.

Una storia a cavallo tra la fantasia e la realtà. Perché questa scelta?

Non credo che sarei capace di raccontare qualcosa che davvero non conosco, direttamente o
indirettamente. Per dare vita a un personaggio, per renderlo reale, ho bisogno di conoscerlo, di conoscere
la sua storia, i suoi pensieri, altrimenti non riuscirei a fargli dire una parola!
Allo stesso tempo, non potrei mai raccontare una storia del tutto vera. Ho bisogno di quello spazio libero e
neutro, su cui potermi muovere in modo un po’ disordinato, per sparpagliare le idee e le voci, per poi
ricomporre un puzzle e ritrovarmi tra le mani una storia del tutto nuova, che sotto sotto ha qualcosa di
familiare…

Quali sono le gratificazioni più grandi che hai ricevuto dopo aver pubblicato il tuo romanzo?

È successa una cosa strana, bellissima. Un aspetto che non avevo messo in conto, è che raccontando i miei
ricordi avrei risvegliato altri ricordi nei lettori: ci sono persone che non conosco, di cui non so nulla, che mi
hanno scritto raccontandomi le loro storie; storie che sono tornate alla mente leggendo il mio libro, ricordi
che non sapevano nemmeno più di avere. È stato fantastico per me scoprire tutto questo.
Sono storie talmente belle che ho deciso di iniziare a raccoglierle. Ho una pagina facebook, Elisa racconta,
in cui pian piano sto riscrivendo questi ricordi di altri; chissà, forse potrà nascere un altro libro!

Quanto hai lavorato su questo romanzo e chi sono le persone che ti hanno sostenuto maggiormente?

Ho sempre scritto, ma tenendo sempre tutto per me.
Qualche anno fa ho iniziato a partecipare a qualche piccolo concorso, ed è stato un grande
incoraggiamento, perché ho iniziato a vincere diversi premi, e a capire quali erano i miei punti di forza.
Quando mi hanno chiamata da Napoli, nel 2016, per dirmi che avevo vinto il primo concorso letterario non
potevo crederci.
E mi è servito molto seguire dei corsi. Ho avuto la fortuna di partecipare a diversi incontri con scrittori che
mi hanno aiutata a dare forma alle idee, come costruire una storia. E così ho capito che dietro ad un libro
c’è un lavoro enorme, fatto di infinite stesure e revisioni, perché tutto quello che sembra così lineare,
coerente e scorrevole, in realtà dietro ha una complessità infinita. Ed è stata un’esperienza straordinaria,
vedere nascere il romanzo. Ci sono voluti tre anni, dall’idea al libro.
Non avrei mai potuto scrivere un romanzo senza l’aiuto delle mie amiche e della mia famiglia. Mi hanno
detto sempre “non smettere mai”, e io questa frase la tengo a mente come un tesoro.
E poi, per chi come me, scrive nei ritagli di tempo la sera, anche una frase come “stendo io la lavatrice, tu
scrivi!”, è un regalo enorme.

Hai scelto di devolvere il tuo compenso a un’associazione. Come mai questa scelta?

Credo tantissimo nel potere delle storie, perché possono davvero risollevarci e aiutare a superare momenti
difficili, perché permettono di evadere, e perché spesso tra le righe, anche senza volerlo, troviamo qualcosa
di noi.
Questo libro nasce per aiutare. Per dare voce a una bambina, e aiutare le famiglie a capire come un
bambino si sente quando vive un trauma, cosa c’è nella sua mente, quali sono le domande e le paure, i suoi
pensieri. Penso davvero che questa storia possa essere utile a tante persone.
Ma oltre ad aiutare il cuore, a volte c’è bisogno di un sostegno più concreto. Ho scelto di devolvere il mio
compenso a questa associazione, BeFree, perché aiuta donne coraggiose in un momento difficile, donne
che hanno alle spalle una storia difficile, e che meritano di scrivere una nuova pagina, con colori nuovi.
Quello che posso fare è regalare un po’ di inchiostro per un nuovo capitolo della loro vita. Perciò, ringrazio
di cuore tutti coloro che hanno letto il libro, e chi lo leggerà.

Hai altri progetti per il futuro?

Ho tante idee e pochissimo tempo. Ho una marea di appunti, di storie che aspettano di essere scritte.
Prendo spunto dalle persone che incontro, da quello che raccontano, da quello che succede e da quello che
penso potrebbe succedere, immaginando situazioni e trasformando la realtà che mi circonda. Sono
circondata dalle storie, e ho una lista di idee in un quaderno disordinato.
Ho anche iniziato a scrivere un altro romanzo, ma c’è ancora tanto lavoro da fare. Adesso è chiuso in una
cartella del computer, fermo nella sua ruvida prima stesura. Mi aspetta la parte più difficile. Ma è anche la
parte più divertente. A volte lascio passare così tanto tempo dalla prima bozza alla revisione, che
rileggendo quello che ho scritto non ricordo più come va avanti la storia, e non ricordo nemmeno di averla scritta io.

***

Potete ascoltare l’intervista su Radio Arenzano oggi alle ore 11:

http://www.radioarenzano.net/

La presentazione del libro avverrà lunedì 31 maggio alle ore 18 sulla pagina Facebook di Mondadori. Ecco il link per maggiori informazioni:

Presentazione del libro: Ballerine nere numero 33

Elena e Laura ❤️

4 risposte a "Intervista a Elisa Crosta, autrice di “Ballerine nere numero 33”"

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