“Un anno, una vita. Il ritorno di Sara” di Fabiola Labella

Ciao a tutti, sono Elena e ho appena finito di leggere l’opera prima di Fabiola Labella, un’autrice emergente che ci ha contattate per una recensione. “Un anno, una vita. Il ritorno di Sara” è un breve romanzo dove i sentimenti sono i protagonisti indiscussi della vicenda. Lo definirei un romance molto psicologico, poiché attraverso dei lunghi dialoghi tra i protagonisti entriamo nella storia in punta di piedi e ne usciamo come se l’avessimo vissuta assieme a loro.

Sara, una giovane ragazza di 29 anni ha vissuto senza i genitori con soltanto il nonno a darle conforto. Si tratta di una donna fragile e bisognosa d’affetto che alterna momenti di rabbia a momenti di passione e sensualità. Andrew è più grande di lei, ha 42 anni ed è vedovo. Lui è maturo ed equilibrato ed era il pupillo del nonno di Sara al quale ha fatto una promessa sul letto di morte: sposare la nipote e prendersi cura di lei. Il problema nasce quando Andrew si scopre innamorato di Sara e cerca di allontanarla da se stesso evitandola, pur senza smettere di soddisfare ogni sua richiesta. Sara cercherà di attirare l’attenzione di Andrew in ogni modo, anche facendolo ingelosire con altri uomini, fino a quando deciderà di scappare e di arrivare al divorzio. Poi, però, con l’aiuto di persone che la spingeranno a riflettere, deciderà di tornare dal marito e di ricominciare una vita insieme con sincerità e passione, fra insicurezze e incomprensioni. Ed è proprio da qui che comincia il loro cammino e la storia narrata dall’autrice.

“Vuoi veramente restare sposato con me?”
“Ti ho già risposto: sì, lo voglio.”
“Sei cosciente di ciò che ti aspetta?
“Direi che ormai sono ben cosciente delle conseguenze.”
“Rientrare a casa tutte le sere da tua moglie che spesso ha le paturnie, sembra non accontentarsi mai, che ti ricopre di rimproveri, che te la ritrovi sempre intorno a occupare i tuoi spazi e ad appropriarsi dei tuoi momenti; il tuo bagno invaso da scatolette, boccettine, flaconcini e collants. Non è proprio una passeggiata. Molti dopo pochi mesi hanno desistito, pur avendo scelto la donna e avendola volontariamente sposata.
“Te lo ripeto: lo voglio.”
“Allora perché non mi abbracci, adesso?” Non fu un grande sforzo tenuto conto che erano attaccati come sardine nella scatoletta di latta.

Lo stile di scrittura di questo romanzo mi ha ricordato molto le scene e gli atti delle opere teatrali. La vicenda è stata narrata principalmente attraverso i lunghi dialoghi dei personaggi che, con un linguaggio ricercato sullo stile dei romanzi classici (sembra quasi che la storia sia ambientata nel passato anziché nei giorni nostri) e delle profonde riflessioni, cercano di comprendere le cause che li hanno portati a quel punto della loro relazione.
Questi personaggi parlano, parlano davvero molto e oltre a Sara e Andrew intervengono anche gli amici di quest’ultimo che si rivelano molto curiosi, addirittura impiccioni. Da un lato, però, si può capire la loro curiosità: non sapevano praticamente nulla di Sara fino a quando la coppia non ha deciso di ricominciare (alcuni non sapevano nemmeno che Andrew avesse una moglie così bella!).

Il povero Andrew, però, si era trovato in una situazione molto difficile, poiché credeva di tradire la promessa fatta al nonno di Sara.

“Ho resistito finché ho potuto. alla fine sono capitolato. In questo contesto iniziarono i problemi per me: tutore o marito? Come mediare fra i due ruoli? Quali confini stabilire? Quando essere tutore e quando marito? L’ambiguità della situazione a un certo punto divenne insopportabile e commisi l’errore imperdonabile di non confidarmi con te, mi isolai, ti evitai e così, sentendoti trascurata, ti vendicasti.”
“Io non potevo più aspettare che ti decidessi. Era trascorso più di un anno dal matrimonio. Lì, in quel luogo, in quel momento, subito ti volevo per me. ormai da tempo ero certa di amarti e perciò o avresti fatto l’amore con me o me ne sarei andata. ottenni ciò che da mesi desideravo… e molto di più” riconobbe onestamente Sara. Lo baciò voluttuosamente, la sua lingua intrigante lo fece desistere. Si dichiarò vinto e si arrese.

Ma all’amore non si comanda, questo è certo, e invito gli appassionati di storie d’amore strappalacrime e riflessive a lasciarsi traportare da quest’atmosfera di alti e bassi sentimentali che Fabiola Labella ha saputo creare.

Chi è Fabiola?

Fabiola Labella nasce a Roma nel 1968. Ha alle spalle un percorso di studi in fisica, nel settore dell’astrofisica e della cosmologia ed è diplomata in ottica sanitaria. Molto curiosa, dai mille interessi, prima di approdare ed esercitare la professione di ottico, ha sperimentato diverse attività: selezionatrice della programmazione annuale di un cineclub e curatrice delle schede critiche relative alle pellicole proiettate in sala; animatrice in un gruppo ricreativo per persone diversamente abili di tutte le età; collaboratrice in un’agenzia di assicurazione; archivista di una squadra tecnica operante nel settore clinico-ospedaliero. appassionata di Storia ed archeologia, divoratrice di libri, scrive fin da bambina. Nel 2016, da mesi senza lavoro, in attesa che uno dei tanti colloqui sostenuti maturasse esito positivo, comincia a scrivere il suo primo romanzo, “Un anno, una vita”. Nella mestizia delle sue giornate, i personaggi iniziano a occupare prepotentemente i suoi pensieri, la seguono ovunque vada, agiscono e discutono tra loro, finché si decide a mettere nero su bianco le loro vicende, letteralmente, raccontando un intero anno della loro vita su quadernoni a quadretti e penna biro. Scrive ovunque si trovi, in qualsiasi ora del giorno e della notte. Quando dopo due anni ha completato di stendere il testo, scopre di avere in mano materiale per una saga: “Un anno, una vita. Il ritorno di Sara” è solo il primo libro: sta già lavorando al secondo.

A presto!
Elena

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