È notte

Ciao a tutti! Oggi proponiamo un giochino per gli amanti della scrittura.

Di seguito trovate un incipit di Laura del blog Dove una poesia può arrivare che ha invitato tutti a continuare questa storia in un suo articolo di un po’ di tempo fa. Noi abbiamo deciso di partecipare con le nostre due versioni. Speriamo vi diverta leggerle!

♤~È notte. Un improvviso rumore mi sveglia e io non posso fare a meno di alzarmi dal letto per capire di cosa si tratta. Quindi do un’occhiata fuori dalla finestra ma non trovo nulla di insolito. Allora, dopo aver cercato per tutta la stanza, apro l’armadio e frugo tra i vestiti, finché scorgo una piccola fessura dalla quale proviene uno spiraglio di luce. Sembra proprio che mi serva una chiave altrettanto piccola per aprirla e infatti la trovo, anche quella luccicante, adagiata su i miei vestiti. Senza esitazione la infilo nella serratura e apro. Davanti a me ritrovo un mondo fatato, coloratissimo, pieno di vegetazione rigogliosa, ruscelli, cascate, in lontananza si intravedono delle strane montagne dalle vette colorate e un castello su una collina. Mi sembra di essere stata catapultata in una bellissima fiaba. Ci sono infatti elfi, fate e gnomi, che sembrano molto indaffarati nelle loro faccende giornaliere. Mi ritrovo così inspiegabilmente a raggiungere uno di loro saltellando su immensi funghi rossi con macchie bianche…~♤

VERSIONE DI ELENA

«Sto forse sognando?» mi domando. «Ma certo, ieri sera ho rispolverato un giochino di Super Mario, dev’essere per quello che sto vedendo questi funghetti rossi con macchie bianche… Però! È davvero divertente!»
Mi lascio sprofondare fra i morbidi fiori profumati di un prato e mi ritrovo con lo sguardo perso fra le migliaia di stelle luminose che punteggiano il cielo: che pace! Per essere un sogno è proprio rilassante.
«Elena?» qualcuno mi sta chiamando. Mi volto e noto un piccolo esserino dal naso adunco, ma dagli occhi amichevoli che si avvicina stringendo qualcosa fra le mani.
«Ci conosciamo?» gli domando, e il mio tono deve risultare veramente diffidente, poiché lui si blocca per un attimo e serra le labbra.
«Hai ragione» risponde abbassando lo sguardo. «Tu non ricordi nulla di me, ma un tempo non molto lontano eravamo amici.»
«Amici?» chiedo io, incuriosita.
«Sì. So che ti sembrerà strano, ma un tempo venivi qui molto spesso. In effetti è da un po’ che non ti fai vedere, pensavo ti fosse capitato qualcosa.»
Immagino di avere la faccia di chi non ci sta capendo nulla, perché il mio strano vecchio amico continua a fissarmi aspettandosi qualche altra domanda che non tarda ad affiorare nella mia mente. «Mi dispiace di non ricordare nulla, ma quando sarei venuta qui per l’ultima volta?»
Lui sembra riflettere e si afferra il mento stringendolo fra il pollice e l’indice. «Beh, direi che eri molto più piccola. Sì, direi che eri proprio una bambina, molto diversa da adesso, ma io ti ho riconosciuta subito. Venivi qui, ti fermavi per un po’, a volte anche tutta la notte. Eri felice, ti piaceva correre fra gli alberi, saltare, fare il bagno nel laghetto con la cascata e ti piaceva… ballare.»
«Ballare?» domando stupita. «Sei sicuro che fossi io quella bambina?»
Sicuramente questo strano esserino mi sta prendendo in giro, io non ho mai ballato di fronte a qualcuno, ne sono certa.
Si gratta la testa e continua a fissarmi. «Ho visto tanti bambini, ma ricordo benissimo che tu ballavi, ballavi eccome! Pensavi di essere sola, che nessuno ti vedesse, e ballavi come una pazza, ti scatenavi su quel prato illuminato dalla luna.»
Allora, forse, aveva ragione. Mi capitava spesso di ballare quando nessuno mi vedeva. Ma io, questo posto non lo ricordo proprio. Se davvero fossi stata in un paradiso del genere me lo ricorderei, no? Deve trattarsi sicuramente di un sogno.
«Stai pensando di sognare, non è vero?» fa lui, come se mi stesse leggendo nel pensiero.
Annuisco e mi guardo intorno: tutto sembra vivere seguendo una musica impercettibile all’orecchio umano, una musica di pace, di armonia… una musica che ha un effetto calmante su di me.
«Non sono morta, vero?» domando a un tratto, spaventata. Ma si vede questo quando si è morti?
«No, no!» si affretta a rispondere lui. «Puoi definirlo sogno, se ti piace pensare questo. Tu vieni qui quando hai bisogno di fuggire da qualcosa.»
No, adesso non ci capisco più niente sul serio.
«Quando il mondo da cui provieni diventa pesante, troppo pesante per te, ti rifugi qui. Se sei tornata, dopo tanto tempo, significa che c’è qualcosa che non va.»
Ah, beh, ce ne sono talmente tante di cose che non vanno. Forse il mio amico ha ragione, forse avevo davvero bisogno di venire qui. Ma qual è la soluzione ai miei problemi, allora? Come posso trovarla stando a saltellare su dei funghi rossi?
«Non troverai la soluzione qui, se è quello che ti stai chiedendo.»
Perspicace. Non c’è dubbio.
«Io non posso fare nulla, ma almeno ti distrarrai per un po’. Non sono sicuro che te ne ricorderai domani mattina, ma adesso… che ne dici di andare dagli altri?»
Annuisco, osservando gli elfi giocherellare nell’acqua tra le ninfee.
Non riuscirei a dire per quando tempo io abbia assaporato quella pace, ma qualcosa pare improvvisamente tirarmi via.
«Tornerai, Elena, non è vero?» domanda il mio amico.
«Non lo so» esclamo io. «Aspetta! Ma tu, come ti chiami?»
Troppo tardi.
Non mi ha sentita. Chissà come si chiamava questo mio amico.

VERSIONE DI LAURA

«Perché sto saltando?» mi chiedo immediatamente. Mi guardo i piedi scalzi e continuare a ballonzolare mi sembra la cosa più naturale del mondo.
Persa in questi assurdi pensieri, mi fermo a pochi saltelli da uno gnomo. «Buongiorno, signor gnomo, questo posto è fantastico, ma non ho idea di dove ci troviamo.»
Lo gnomo mi guarda divertito. «Forse hai fumato troppo bianco-foglio, umana.»
Io non so davvero a cosa si riferisca, ma l’idea di essere sotto l’effetto di qualche sostanza stupefacente mi sembra più che credibile. Il mio armadio non può avere portali magici che trasportano in un altro mondo. O forse sì?
«Comunque ti trovi a Zopilis, ma se vuoi perdere tempo a chiacchierare ti conviene avvicinarti a quella fata laggiù. Bighellonare con voi umani è il suo passatempo preferito.»
Lo gnomo mi lancia un’occhiata di sbieco e se ne va. «Quanto sono lunatici questi gnomi» penso, ma seguo il suo consiglio e mi avvicino alla fata tarchiatella.
«Buongiorno, signora fata. Mi sono smarrita, anzi no, non ho una meta quindi non mi sono persa.»
Sentire queste parole uscire dalla mia bocca rendono tutto ancora più assurdo. Ma la fata sembra sapere quello che mi passa per la testa e mi guarda con dolcezza.
«Cara bambina, se ti trovi in questa magica realtà è perché ne avevi bisogno.»
Aspetto che aggiunga altro, ma non lo fa.
Comincio a riflettere per cercare di dare un senso a quelle parole. Ripercorro mentalmente gli eventi delle scorse settimane: non si può certo dire che ultimamente le cose mi vadano bene, ma non riesco comunque a capire perché un mondo fatato nell’armadio possa aiutarmi.
La fata riprende a parlare, il suo tono è molto conciliante, ma mi suona quasi falso. «Là fuori il mondo è crudele, non è il posto adatto alle persone sensibili come te. Ti distruggeranno, ti strapperanno via ogni sorriso. Ma tu puoi venire qui ogni volta che lo vorrai, questa oasi felice sarà sempre qui, saremo sempre pronti ad accoglierti tra noi.»
Mi guardo intorno e tutto è meraviglioso. In un posto del genere non può esistere il dolore. Sono sorpresa: che fortuna avere un luogo così incantevole dove rifugiarsi dopo una giornata difficile. Ma qualcosa non mi convince, sarà l’abitudine ad aspettarmi il peggio, oppure il ghigno stampato sulla faccia della fata.
«Che posto è questo?» le chiedo, un po’ allarmata.
«È la valle dei sogni eterni, qui puoi vivere per sempre nel tuo sogno.»
Non sono più tanto felice di essere qui, vivere nei sogni può sembrare semplice, ma non è vita. Io non ho bisogno di rifugiarmi qui, nel mondo reale ho l’affetto dei miei cari che mi aiuta ad affrontare le avversità. Mi allontano dalla fata che si alza dal suo sedile. Cerca di prendermi, di trattenermi. Sento anche altre presenze intorno a me. Sono i miei sogni ad attirarli, li desiderano. Non so dove sono finita, ma devo scappare. È un posto infernale. Procedo all’indietro, allontanandomi da quelle fameliche creature. Sbatto contro qualcosa: il bordo del mio armadio. Mi volto e mi infilo nella fessura per sbucare nella mia camera. Mi guardo indietro e vedo il mondo fatato: le facce bramose sono sparite, tutto è di nuovo meraviglioso e tentatore. Prendo la chiave che avevo usato per aprire lo spiraglio e la lancio laggiù, sui funghi rossi con macchie bianche. Chiudo l’apertura e schiaccio la pila di vestiti per coprire il bagliore che è ancora visibile.
«Spero che basti a tenerli lontani» mi dico e crollo sul letto esausta.

Ed eccoci alla fine.

Non abbiamo comunicato mentre ognuna ha scritto il proprio racconto, ma ci sono state comunque delle idee simili. Potere della sorellanza? Chi lo sa…

Elena e Laura

13 risposte a "È notte"

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  1. Bei racconti, complimenti a tutte e due!! Io ci ho trovato un po’ Alice e il paeses delle meraviglie… 😉
    Magari un giorno prenderò ache io in considerazione di partecipare; adesso sono occupato a scrivere altro. 🙂 Buon pomeriggio! 😉

    "Mi piace"

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