“Giro di vite” di Henry James

Ciao a tutti! Sono Elena e oggi vorrei parlarvi di “Giro di vite” di Henry James. Perché ho voluto leggere questo racconto? La mia ultima recensione ha trattato “L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson che ho letto per la curiosità di iniziare a vedere la serie tv “The Haunting”, in quanto la prima stagione è ambientata proprio a Hill House. Ho scoperto in seguito che la seconda stagione, invece, era tratta da “Giro di vite”, perciò ho deciso di leggere anche quello prima di cominciare la visione.

Beh, se devo essere sincera, ho preferito “L’incubo di Hill House”, anche se ho apprezzato quest’opera per il tema trattato e per il genere. Se lo scopo di Henry James era quello di creare un senso di suspense e confusione nel lettore in queste poche ma intense pagine, con me, ci è riuscito benissimo.

Chi scrive la storia è un narratore anonimo, amico di Douglas, il quale la vigilia di Natale decide di leggere un manoscritto di un’ex istitutrice di Bly, una casa nella campagna dell’Essex. Un ricco uomo di affari di Londra che aveva in custodia i due nipoti rimasti orfani, assume un’istitutrice che dovrà stabilirsi a Bly con i due e occuparsi della loro educazione senza mai disturbarlo e assumendosi ogni responsabilità.
Giunta alla casa, l’istitutrice farà la conoscenza di Flora, di Miles e della loro governante, Mrs Grose. Attorno a Bly, l’istitutrice comincerà a vedere due figure inquietanti, apprendendo in seguito che si tratta di due persone decedute in circostanze oscure.

Lo stile ottocentesco e le numerose congetture della protagonista rendono la lettura abbastanza impegnativa.
In questo breve romanzo, che si può definire racconto nero/horror/gotico, il tema di base è la minaccia dell’essere umano da parte di presenze (fantasmi), che siano reali o immaginari. Lo scopo di Henry James non è quello di terrorizzare il lettore, ma di analizzare la psiche dei vari personaggi con le loro congetture, paure e reazioni.
Il finale è aperto a varie interpretazioni. L’istitutrice è convinta di vedere dei fantasmi (perché inventarlo, quando non ha mai visto realmente i due defunti?) e sembra cerchi a tutti i costi qualcuno che confermi le sue congetture e che veda a sua volta quelle presenze: è convinta che i due bambini siano perseguitati ma non vogliano dirlo.
Chi ha realmente ragione? Questo è il dubbio che James vuole instillare nella mente del lettore e il finale mi ha lasciato l’amaro in bocca.

Sono curiosa di guardare la serie tv per scoprire come sono state trasposte queste pagine.

E voi cosa mi dite? Avete letto “Giro di vite”? Come lo avete interpretato?

Elena

22 risposte a "“Giro di vite” di Henry James"

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  1. No, non l’ho letto, ma i finali non finali sinceramente non mi sono mai piaciuti e a quando scrivo ancora meno!
    Se vuoi il mio parere il finale aperto è “comodo” per un autore, è come se non si volesse sbilanciare e scaricasse il tutto sulla fantasia del lettore, ma non dovremmo essere noi ad avere fantasia? Però, per carità, è solo la mia modesta opinione 😉

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      1. Ovviamente, ai tempi di James, non si trattava di motivi commerciali. Al giorno d’oggi, invece, sì! Oltre a quello, spesso, gli autori lasciano ai lettori la responsabilità di “crearsi” un finale, proprio come dicevi tu prima😁

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      2. Effettivamente ci sono opere che DEVONO avere il finale aperto 🤗 hanno senso così, ma sono poche a mio parere !
        Io, nel mio piccolo, non sapendo che fiale inventare, perché sembrano tutti scontati, sto tenendo un libro nel cassetto da anni… 😅

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  2. Buondì 🙂
    Prima di rispondere alla domanda sulle possibili interpretazioni del Giro di vite devo fare una premessa: non credo nei fantasmi, però adoro le storie di fantasmi. Il che potrà forse sembrare contraddittorio, ma per me ciò che conta soprattutto in un’opera dell’ingegno è appunto… l’ingegno, cioè la capacità di creare un mondo fittizio in modo convincente. Mi piace molto, tanto per dire, anche certa fantascienza in cui l’ambientazione nel futuro è un pretesto per satireggiare i vizi umani, non fa differenza se quelli attuali o quelli di sempre, come avviene per esempio nei racconti e nei romanzi del mio amatissimo Robert Sheckley.
    (Ma poi, in fondo, che cos’è l’opera più importante della letteratura italiana, la Commedia dantesca, se non una splendida antologia di storie di fantasmi?)
    Del Giro di vite conosco alcune realizzazioni cinematografiche (in particolare quella con Deborah Kerr protagonista) e televisive: in tutto sono almeno una trentina, a testimoniare il fatto che il lavoro di James esercita un fascino notevole, ancor oggi, a più di centovent’anni dalla prima pubblicazione.
    Ne è stata ricavata anche un’opera musicale di un certo pregio, autore il compositore inglese Benjamin Britten; si può ascoltare la versione integrale su YouTube, volendo.
    E veniamo all’interpretazione del racconto di James. So che ne sono state proposte numerose, spesso in netto contrasto le une con le altre, e non intendo misurarmi con esegeti ben più capaci e colti di me: mi limiterò a osservare che Il giro di vite è l’unico lavoro di James ascrivibile al genere della letteratura cosiddetta gotica, e che, come in altre sue opere, l’autore rivela un profondo interesse per l’indagine psicologica dei personaggi. Secondo me Il giro di vite è un’opera riuscitissima, un vero capolavoro, sia che lo si voglia considerare a tutti gli effetti una vera e propria storia di fantasmi, sia che lo si ritenga invece la narrazione realistica di una vicenda che ha per protagonista una mente instabile. A margine aggiungerei che, per quanto ho potuto osservare, nel Giro di vite lo stile è più semplice e lineare che in altre opere di James, la cui scrittura è spesso ampollosa e barocca.
    Buona giornata 🙂

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  3. Buondì 🙂
    Prima di rispondere alla domanda sulle possibili interpretazioni del Giro di vite devo fare una premessa: non credo nei fantasmi, però adoro le storie di fantasmi. Il che potrà forse sembrare contraddittorio, ma per me ciò che conta soprattutto in un’opera dell’ingegno è appunto… l’ingegno, cioè la capacità di creare un mondo fittizio in modo convincente. Mi piace molto, tanto per dire, anche certa fantascienza in cui l’ambientazione nel futuro è un pretesto per satireggiare i vizi umani, non fa differenza se quelli attuali o quelli di sempre, come avviene per esempio nei racconti e nei romanzi del mio amatissimo Robert Sheckley.
    (Ma poi, in fondo, che cos’è l’opera più importante della letteratura italiana, la Commedia dantesca, se non una splendida antologia di storie di fantasmi?)
    Del Giro di vite conosco alcune realizzazioni cinematografiche (in particolare quella con Deborah Kerr protagonista) e televisive: in tutto sono almeno una trentina, a testimoniare il fatto che il lavoro di James esercita un fascino notevole, ancor oggi, a più di centovent’anni dalla prima pubblicazione.
    Ne è stata ricavata anche un’opera musicale di un certo pregio, autore il compositore inglese Benjamin Britten; si può ascoltare la versione integrale su YouTube, volendo.
    E veniamo all’interpretazione del racconto di James. So che ne sono state proposte numerose, spesso in netto contrasto le une con le altre, e non intendo misurarmi con esegeti ben più capaci e colti di me: mi limiterò a osservare che Il giro di vite è l’unico lavoro di James ascrivibile al genere della letteratura cosiddetta gotica, e che, come in altre sue opere, l’autore rivela un profondo interesse per l’indagine psicologica dei personaggi. Secondo me Il giro di vite è un’opera riuscitissima, un vero capolavoro, sia che lo si voglia considerare a tutti gli effetti una vera e propria storia di fantasmi, sia che lo si ritenga invece una descrizione realistica di una vicenda che ha per protagonista una mente instabile. A margine aggiungerei che, per quanto ho potuto osservare, nel Giro di vite lo stile è più semplice e lineare che in altre opere di James, la cui scrittura è spesso ampollosa e barocca.
    Buona giornata 🙂

    (P.S.: ho già cercato qualche minuto fa di postare questo commento, ma non so se il tentativo sia andato a buon fine. WordPress ha l’abitudine di giocare scherzi sgradevoli. Nel caso questo sia un doppione, chiedo scusa. Cancellatelo senza pietà 😉 )

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    1. Buongiorno! Grazie mille per il commento esaustivo, non si finisce mai di imparare. Anche noi siamo appassionate di storie di fantasmi (pur rimanendo un tantino scettiche sull’argomento) e questa è, effettivamente, una storia ben scritta, ma molto ricca di congetture della protagonista. Forse, sono proprio queste a rendere così particolare la narrazione e il messaggio che arriva al lettore è quello di una mente instabile. Anche se non ho amato il finale un po’ “incerto”, mi rendo conto che era proprio con questo dubbio che James voleva lasciare il lettore.
      Grazie ancora per il commento che è arrivato senza intoppi😊
      Buona giornata!😊

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  4. Ciao, bella recensione! 🙂 Conosco l’autore ed il suo romanzo, ma… non l’ho mai letto! 😉 Tra l’altro, non sapevo ci fossero state trasposizioni cinematografiche, né orchestrali. Per cui, in questo, non posso dare il mio contributo. Neanche per quanto riguarda le storie di fantasmi; forse da piccolo, cose di questo genere mi intrigavano, ma ora penso non più; non so dirlo con sicurezza, perché non mi è capitato di leggere più nulla del genere. 🙂
    Buon pomeriggio. ❤

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      1. Marsilio aveva anche una splendida introduzione che rendicontava tutte le interpretazioni dei ‘dotti’: alcuni ritengono sia Mrs. Grose a sobillare l’impressionabile insegnante!
        Britten lì lì commette un errore: fa cantare i fantasmi come se fossero effettivamente “veri”, ma poi si riscatta con una delle sue musiche più intelligenti, intriganti, saturnine, sibilline, ambigue e alla fine tristemente desolanti (e Britten esprime, come nelle altre sue opere, il dramma dell’età adulta che mortifica, fino a ucciderla, l’infanzia)

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  5. Che dire di un testo che non ho letto? Nulla, anche se apprezzo la tua presentazione. Di James ho letto solo ‘Ritratto di signora’. L’ho trovato noioso e deprimente, linguisticamente deprimente, al di là del tema trattato James non è certo fra i miei preferiti. Preferisco Balzac, Hugo, Proust e per altri versi Céline, completamente diverso da Proust…Ciao. Ottimo il vostro blog

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  6. Ciao a voi! Avevo letto questo libro alle superiori, per scuola, e devo dire che avevo avuto la vostra stessa identica sensazione! Per una super-paurosa come me è stata una buona esperienza, abbastanza inquietante ma non spaventosa, quindi tutto sommato mi era piaciuto, soprattutto questo senso di “ma sarà vero oppure no?”

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