“L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson

Ciao a tutti, sono Elena e rieccoci con una nuova recensione. Questa volta si tratta di un romanzo che fa parte della letteratura horror e direi anche un po’ gotica.

Ho scoperto questo libro grazie alla serie tv “The Haunting”. Ho iniziato a vedere i primi due episodi di “The Haunting of Bly Manor”, scoprendo poi che si trattava della seconda stagione. La prima è “The Haunting of Hill House”, ma ho letto che la storia è completamente diversa da quella del romanzo. Siccome però i due episodi che ho guardato di “The Haunting of Bly Manor” mi hanno catturata completamente, ho deciso che iniziare dal principio e fare le cose per bene. Nell’attesa, ho divorato il romanzo e non vedo l’ora di fare dei confronti con la serie tv. Esistono anche alcuni film un po’ datati che mi piacerebbe vedere.

Di cosa parla il romanzo?

La protagonista è Eleanor Vance, che da bambina era stata protagonista di un episodio di poltergeist. Il professor Montague, antropologo che si occupa di fenomeni paranormali, assolda lei e altri due ragazzi per trascorrere un periodo fra le mura di Hill House, una casa infestata, ispirandosi ai metodi dei cacciatori di fantasmi ottocenteschi: avrebbe visto cosa succedeva in quella casa vivendoci dentro. Setacciando l’archivio delle società di parapsicologia e scrivendo lettere ad alcuni possibili candidati, oltre a Eleanor, si presentano soltanto Theodora, una ragazza anticonformista, e Luke, l’attraente ultimo erede di Hill House.

L’occhio umano non può isolare l’infelice combinazione di linee e spazi che evoca il male sulla facciata di una casa, e tuttavia per qualche ragione un accostamento folle, un angolo sghembo, un convergere accidentale di tetto e cielo, facevano di Hill House un luogo di disperazione, tanto più spaventoso perché la facciata sembrava sveglia, con le finestre vuote e vigili a un tempo e un tocco di esultanza nel sopracciglio di un cornicione. Quasi ogni casa, colta di sorpresa o da un’angolazione bizzarra, può volgere uno sguardo profondamente burlesco su chi la osservi; persino un comignolo dispettoso, o un abbaino che sembra una fossetta possono suscitare nell’osservatore un senso di intimità; ma una casa arrogante e carica d’odio, sempre in guardia, non può che essere malvagia. Quella casa, che sembrava aver quasi preso forma da sola, assemblandosi in quel suo possente schema indipendentemente dai muratori, incastrandosi nella struttura di linee e angoli, drizzava la testa imponente contro il cielo senza concessioni all’umanità. Era una casa disumana, non certo concepita per essere abitata, un luogo non adatto agli uomini, né all’amore, né alla speranza. L’esorcismo non può cambiar volto a una casa; Hill House sarebbe rimasta com’era finché non fosse stata distrutta.

L’autrice ha saputo descrivere gli avvenimenti in modo cupo e inquietante, dai bisbigli e i colpi sul legno che i protagonisti ascoltano con terrore dall’interno delle loro camere, alle porte che si chiudono da sole. Il lettore resta angosciato, ma con la curiosità di arrivare al finale per scoprire cosa si nasconde davvero all’interno di Hill House e non fa staccare gli occhi dalle pagine.

I protagonisti, con i loro dialoghi e le loro battute, riescono a legare fra loro in modo quasi familiare e, durante il giorno, si crea quasi un leggero clima vacanziero, sempre però carico di tensione per ciò che potrebbe accadere loro da un momento all’altro.

Difficilmente un horror scritto riesce a spaventare come un film, ma se l’autore riesce a creare la giusta tensione, è un piacere leggerlo. In questo romanzo, la scrittura è quella degli anni ’50 – ’60 (è stato pubblicato nel 1959) e basta entrare nell’ottica della narrazione per rimanerne coinvolti. Ovviamente, alcuni termini potrebbero risultare un po’ in disuso, ma hanno saputo rievocare le varie immagini nella mia testa.

Purtroppo, se il lettore si aspetta dei grossi colpi di scena, questo libro non ne offre. Si tratta di un horror piuttosto psicologico (con particolare attenzione ai pensieri e alle congetture dei personaggi, soprattutto della protagonista) e il finale rimane aperto a diverse interpretazioni. Anzi, a coloro che sono abituati a storie movimentate, potrebbe risultare piuttosto noioso dalla metà in poi.

In tutta sincerità, a me è piaciuto, ma devo essere sincera: avrei voluto trovare un qualcosa di inquietante in più che spero di trovare nella serie tv.

Lo avete letto? Cosa ne pensate?

Elena

29 risposte a "“L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson"

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      1. Grande! Tu fammi sapere per il libro, allora! P.S. ho scoperto che Bly Manor è tratto da “Giro di vite” di Henry James, quindi ho ordinato pure quello…😂😂

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      1. Eh lo so, è proprio dura resistere… Ma come dice il caro buon vecchio Oscar (Wilde): “L’unico modo per resistere a una tentazione è cederle”; il problema è che se mettiamo troppi libri in casa, poi usciamo noi… 😀 Buona serata a tutte e due. ❤

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  1. sì, l’ho letto e mi è piaciuta soprattutto la figura ambigua di Eleanor mentre la trama in sè non è particolarmente avvincente.
    avevo trovato più interessante, più gotica, l’atmosfera di “abbiamo sempre vissuto nel castello”, sempre della Jackson.
    ml

    Piace a 1 persona

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