Le chiavi…

Ciao a tutti! Seppure molto in ritardo, abbiamo scritto le nostre versioni della storia delle chiavi. Ringraziamo Luca del blog “Le sfumature segrete delle parole” per aver proposto questa sfida.

Citiamo Luca per l’incipit del racconto.

Un uomo trova un portachiavi un po’ logoro e fangoso: questo portachiavi, naturalmente, contiene delle chiavi: tutte più o meno della stessa foggia, tranne una. Poi, quest’uomo va a trovare la sua donna e, mentre parlano, lui tira fuori dalla tasca quella chiave e… succede il prodigio!

Partendo da qui, ognuna ha scritto la propria versione del racconto. Cosa nasconderà quella chiave?

I nostri racconti sono totalmente diversi. Come sapete, scriviamo sempre a quattro mani, ma qui vogliamo dimostrarvi quanto a volte sia complicato accordarci su cosa scarabocchiare. Inoltre, lasciamo a voi l’immaginazione: abbiamo scritto il romanzo “Il segreto degli alberi” (che speriamo di riuscire a pubblicare entro ottobre) e leggendo i seguenti racconti, secondo voi, cosa potrà essere nato facendo un mix del genere?😜

 

Racconto di Elena:

Federica, quel giorno, era di pessimo umore. Odiava il suo lavoro, odiava quella vita che non sentiva sua e odiava quella gran cafona della vicina al piano di sopra. Riempì con rabbia il cestello della lavatrice osservando le numerose macchie sulle lenzuola. «Chissà cosa cavolo avrà buttato dalla finestra, questa volta! Sto impazzendo, non ne posso più!»
Qualcuno suonò al citofono: bene, un altro rompiscatole che avrebbe voluto rifilarle chissà quale magico elettrodomestico per la casa. Ci mancava anche questa! «Sì?»
«Sono io.»
Il cuore della donna prese a battere più rapidamente mentre apriva la porta.

Tommaso era bello come la prima volta in cui lo aveva conosciuto, con i suoi grandi occhi castani e il sorriso sfacciato che lo rendevano così desiderabile. La baciò teneramente sulle labbra mentre lei respirava a fondo quel dolce e inconfondibile profumo di dopobarba.
«Sei bellissima, tesoro» fece lui, porgendole una scatola di cioccolatini.
«Che delizia, i miei preferiti. Come facevi a saperlo? Ne ho proprio bisogno! La cioccolata è la cura a ogni problema.»
«Pensi che, dopo tutto questo tempo, abbia dimenticato qualcosa di te?»

Si sistemarono sul divano, mentre Federica armeggiava con un cavatappi e una bottiglia di vino. Sorseggiarono lentamente dai calici mentre Tommaso non toglieva gli occhi dalla sua donna.
«Cosa desiderare di più dalla vita?» sorrise lei, affondando la testa in un cuscino e assaporando il morbido interno di un cioccolatino.
«Beh, qualcosa ci sarebbe…» mormorò Tommaso estraendo un portachiavi logoro e fangoso dalla tasca.

In un primo momento, Federica quasi storse il naso osservando quel vecchio oggetto che aveva tutta l’aria di essere stato ripescato da un bidone dell’immondizia. Studiandolo meglio, però, lo riconobbe, anzi, riconobbe quella chiave che spiccava rispetto alle altre: era piccola e lucida, sebbene anch’essa segnata dal tempo. Per poco non cadde dal divano mentre saltava al collo di Tommaso riempiendolo di baci. «L’hai trovata, finalmente!»
«Già. Non sai quanto ho lottato per averla: draghi che sputavano fuoco e leoni dai denti aguzzi!»
Federica rise e gli tirò un cuscino. «Che scemo!»
L’uomo passò le dita fra i lunghi e biondi capelli di Federica e la tirò a sé. «Possiamo andare adesso, se vuoi.»

La donna acconsentì felice, dimenticando tutti i problemi che l’avevano afflitta fino a poco prima. Indossò un abito sobrio che la fasciava delicatamente mettendo in risalto le curve e spruzzò qualche goccia di un dolce profumo alle rose.

Tommaso guidò fino al capanno in silenzio e assalito dai ricordi: la loro prima notte insieme, i falò in spiaggia, il corpo maledettamente sensuale di Federica sotto al suo… Pieno di desiderio, parcheggiò l’auto e prese di peso Federica, trasportandola fino al loro nascondiglio. La adagiò sul materasso e le baciò delicatamente il collo, pizzicandola con l’accenno di barba che a lei piaceva tanto. «Adesso che ti ho ritrovata, non ti lascerò più andare.»

 

Racconto di Laura:

La strada era buia mentre Dominick percorreva i pochi passi che lo separavano da casa. Nella mano stringeva il suo trofeo, era stata una vera fortuna entrarne in possesso. Già immaginava la faccia emozionata di Anna, ci sperava da tanto, cara ragazza.
Fece di corsa il vialetto, impaziente di festeggiare, e bussò con sicurezza alla porta.
Anna, splendida come sempre, lo travolse con un abbraccio.
«Vieni, hai fatto tardi!» lo riproverò bonariamente lei.
Seguendola all’interno, le sue narici si riempirono dell’invitante profumo della cena e Dominick respirò a pieni polmoni.
«Cosa bolle in pentola?» domandò alla ragazza, mentre si accomodavano sul divano.
«Oh, il nostro piatto preferito!» sogghignò lei.
Dominick sussultò ricordandosi dell’oggetto che stringeva in mano, quasi se ne era dimenticato. Trattenne Anna che stava andando in cucina a controllare la cena e la fece nuovamente sedere. Poi, con una strana luce negli occhi, le adagiò tra le mani il prezioso dono. La stessa luce iniziò a risplendere negli occhi di lei che con un sussurro gli chiese: «È lei?», ma conosceva già la risposta. «La desideravo da tanto» esclamò con gioia guardando la chiave tra le sue mani.
«Sì, è proprio la chiave di casa di Gabe. E, se vuoi, possiamo prendercelo questa notte» fece Dominick. Ad Anna non servirono altre parole, dimentica della cena, corse in camera a cambiarsi e in meno di 5 minuti era pronta all’azione.

Il crimine si svolse senza il minimo intoppo e, dopo poche ore, i due si trovavano su una strada statale poco illuminata in direzione del nulla. Nel bagagliaio, un ragazzo, Gabe, giaceva senza sensi.

Dominick, bruscamente, prese una deviazione e si inoltrò nella campagna. La piccola strada sterrata lì condusse a un vecchio deposito agricolo. Parcheggiarono l’auto sul retro e Anna corse all’interno a prendere una barella. Nessuno dei due fece caso al sangue che ne incrostava la superficie. Vi gettarono sopra il corpo inerme del giovane e si diressero all’interno dell’edificio.

Dominick armeggiò per qualche minuto con il generatore elettrico, ma poi una forte luce bianca illuminò tutta la stanza. Se Gabe avesse potuto vedere quello che lo circondava, avrebbe gridato di terrore: ogni sorta di oggetto adatto a procurare ferite e dolore era raccolto in quell’angusto capanno.

Anna e Dominick, dopo aver legato la loro vittima a un tavolaccio da macellaio, iniziarono a torturarlo. Gli schizzi di sangue e le urla di dolore li inebriavano. Erano talmente ebbri di quella sensazione che finirono avvinghiati sul pavimento, tra i gemiti del morente Gabe.

Avevano scelto quel ragazzo per via della sua esistenza tranquilla. «È sempre gentile ed educato, nessuna esuberanza, proprio il tipo di ragazzo che mia madre avrebbe voluto che sposassi» diceva spesso Anna. E così, senza nessuna colpa, era finito nel mirino di quella coppia malata.

Ben presto, i gemiti di Gabe si spensero e quello che rimaneva di lui fu sotterrato poco distante, in una distesa verde costellata di cumuli di terra smossa come quello sotto cui avrebbe per sempre giaciuto lui.

 

Aspettiamo i vostri commenti!

22 risposte a "Le chiavi…"

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  1. Generi contrastanti, di certo quello di Laura è originale, rispetto alle aspettative che ci si potrebbero fare.

    Brave sister: sempra al top, come al solito.
    (però mi piacerebbe sapere come fate ad accordarvi sulla scrittura, visto le divergenze dei racconti! 🤣🤣🤣)

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  2. I miei complimenti!! Ammiro molto il vostro modo di scrivere, le idee che avete per mettere nero su bianco un racconto, o un romanzo che sia. Ma questa volta sono davvero senza parole: il racconto di Elena mi è sembrato ricalchi un po’ gli altri racconti vostri che ho letto, con un lieto fine; ma quello che mi ha più sorpreso è stato quello di Laura: senza nulla togliere alla vostra bravura, mai avrei immaginato che sareste state in grado di costruire un racconto del genere: a me non è mai riuscito, per esempio! 😀 Un abbraccio a tutte e due, e ancora complimenti! 😉

    Piace a 1 persona

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