“Un sogno tutto al femminile” (prima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

«Emily Johnson trattenuta, la Johnson si gira, c’è confusione in area di rigore; sinistro della Johnson… ed è goooal!!! Incredibile goal della favolosa Emily Johnson!» urlò la ragazza ridendo dopo aver segnato.

«Lo stadio esplode, i tifosi sono in visibilio!» continuò la telecronaca imitando il boato dei sostenitori.

«Si ok, va bene, adesso piantala e facciamo cambio: odio stare in porta» sbuffò il fratello, evidentemente infastidito, per aver subito un goal dalla gemella.

Erano proprio due gocce d’acqua, tranne che per i capelli: lunghi e folti quelli di lei; corti con qualche ciuffo sugli occhi quelli di lui. L’adolescenza stava cominciando a formare delle curve in Emily che rendevano il suo fisico più femminile.

«Sei solo invidioso perché sono una ragazza e ti sto battendo, vero Brian?» rise lei dandogli uno spintone e facendogli il solletico.

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Il fratello scoppiò a ridere, ma poi tornò serio. La sorella iniziò a palleggiare e a fare piccoli passaggi, poi si posizionò in porta. Brian segnò alcuni goal e ne sbagliò altri. Si fece buio e la madre sbucò sulla porta per chiamarli affinché entrassero a cenare.

«Non è giusto che il calcio sia considerato solo uno sport maschile! Ci sono un sacco di ragazze che sanno giocare benissimo eppure hanno poche possibilità di andare avanti, perché nessuno crede in loro!» bofonchiò Emily a tavola mentre si ingozzava con pollo e patate.

«Santo cielo, Emily! Sembra che tu sia a digiuno da giorni!» esclamò la madre osservando la figlia infilzare ciò che aveva nel piatto alla velocità della luce.

«L’allenamento stanca, mamma, e mette appetito!» sorrise Emily.

«Allora papà, che ne pensi?» domandò al padre.

«Che ne penso di cosa?» domandò lui a sua volta continuando a guardare la tv.

«Di quello che ho appena detto sul calcio femminile, ovviamente! Ma lo vedi che nemmeno mi ascolti?» Emily si mise le mani fra i capelli.

«Lo ripeti ogni santo giorno. Rassegnati, fatti una squadra con le tue amichette e smettila di renderti ridicola arrivando ogni volta ai miei allenamenti per chiedere al mister di farti giocare. Non esiste!» esclamò il fratello.

«Brian, lo sai benissimo che alle mie amiche il calcio non piace! Mi trasferirò, vedrete! Andrò in una scuola in cui anche le femmine potranno giocare!» urlò decisa la ragazza.

«Tieni i piedi per terra, figliola. Sai che voglio che tu ottenga una borsa di studio per iscriverti a legge» intervenne pacatamente il padre.

Emily fece per aprire la bocca e dire qualcosa, ma la richiuse e pensò fosse meglio lasciar perdere e non creare ulteriori tensioni. Andò in camera sua e dopo essersi chiusa la porta alle spalle, affondò la testa nel cuscino.

Il giorno seguente, a scuola, si susseguirono le solite lezioni stancanti e noiose. Emily aveva lo sguardo perso fuori dalla finestra pensando alla partita che si sarebbe giocata nel pomeriggio: purtroppo avrebbe potuto soltanto assistere dagli spalti.

«Ehi, ragazze!» fece Emily alle due amiche Maggie e Violet. «Oggi c’è la partita!».

Le due la guardarono annoiate.

«Lo sappiamo, lo sappiamo, ce lo ripeti da giorni!» disse Maggie.

«Come se tutti i manifesti che tappezzano i corridoi della scuola non fossero sufficienti a ricordarci questa seccatura» aggiunse Violet.

Emily scoppiò a ridere e subito anche le due amiche si unirono alle risate.

«Dai, non rompete!» esclamò la ragazza «lo so che non vedete l’ora tanto quanto me!»

Maggie arrossì vistosamente e Violet emise un urletto frivolo. «Ma per altri motivi» diede una gomitata all’amica. «I ragazzi sportivi sono così sexy!»

«Quando avrete finito di fare le oche fatemi sapere a che ora ci vedremo» disse scherzosamente Emily e se ne andò a passo spedito lungo il corridoio.

Tornò a casa immersa nei pensieri. Arrivò un messaggio di Violet: «Alle 4 da M.».

Decise che nell’attesa avrebbe fatto due tiri con il pallone.

Dieci minuti prima delle quattro era già di fronte alla casa di Maggie, bussò forte alla porta e dopo poco l’amica le aprì e la fece entrare.

CONTINUA…

“Un sogno tutto al femminile” (seconda parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

Immagine di klimkin da Pixabay

Un sogno tutto al femminile: Copyright © Elena Canepa e Laura Canepa – Tutti i diritti riservati

27 risposte a "“Un sogno tutto al femminile” (prima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa"

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  1. Ok, ecco: finalmente!
    Stavo iniziando a pensare che non volevate più farci leggere i vostri racconti. 😁

    Comunque ho giù una vaga idea di cosa succederà, ma siete state brave a nascondere l’indizio… 😉

    E la storia è davvero interessante, anche per la tematica: “Sognango Beckam” insegna! 😉

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  2. Mi piace molto, non vedo l’ora di leggere il seguito! E poi, voi due siete bravissime!! Tra l’altro, volevo dire: alla fine una squadra di calcio femminile è stata fatta, e a quanto so, ci sanno anche fare! Hanno avuto modo di affermarsi in questo sport, brave! 🙂

    Piace a 1 persona

  3. Molto interessante e attuale. Dopo che la nazionale italiana femminile era arrivata ai mondiali è stata sollevata la questione che queste atlete non possono vivere del loro lavoro come invece fa la controparte maschile. Queste disparità sono ingiustizie enormi. Seguirò la storia con interesse e spero che Emily realizzi il suo sogno 💪

    Piace a 1 persona

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