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“Anna Karenina” di Lev Tolstoj

Ciao a tutti, sono Laura! Oggi – sempre in tema di grandi classici – voglio esprimere i miei pareri circa l’ultimo che ho letto. Si tratta di “Anna Karenina” di Tolstoj.

Sicuramente tutti conosciamo la storia che è stata oggetto di diverse trasposizioni cinematografiche, ma questo libro è molto di più rispetto alla sola vicenda narrata. Viene stesa una dettagliata descrizione della Russia in quell’epoca, sia dal punto di vista sociale che politico. Inoltre, i personaggi (pur appartenendo tutti alla nobiltà russa) hanno interessi e occupazioni differenti e questo ci permette di vedere la situazione da diversi punti di vista. Lo stile è quello russo: descrizioni dettagliate e testi corposi.

Mi scuso fin da subito per la presenza di piccoli spoiler, ma data la notorietà dell’opera, credo di non nuocere a nessuno.

Venendo alla trama, possiamo trovare nel romanzo due storie: quella di Anna, la vera protagonista, e quella di Levin, che è “conseguente” alle vicende di Anna. Pur essendo così intrecciate fra di loro, sono molto diverse: Anna con il suo amore travolgente e distruttivo, Levin con il suo amore tranquillo e semplice.

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Il romanzo è suddiviso in otto parti che delineano le tappe delle due storie.

La narrazione inizia con la presentazione del personaggio di Oblonskij, fratello di Anna, che ha tradito la moglie e cerca l’aiuto della sorella per riappacificarsi. È qui che facciamo la conoscenza di Anna, donna bellissima e gradita a tutti.
Levin, invece, è un amico di infanzia di Oblonskij e si trova a Mosca per chiedere la mano di Kitty – la cognata di Oblonskij – ma riceve un triste rifiuto, poiché la ragazza (spinta dalla madre) aspetta la proposta di matrimonio da un altro uomo: l’ufficiale Vronskij.
Però, Anna e Vronskij si incontrano alla stazione e tra loro scocca la scintilla. Anna torna a Pietroburgo da suo marito, ma l’uomo la segue. Tra i due inizia una relazione clandestina che, però, sconvolgerà la vita di tante persone: Anna e Vronskij in primis, ma anche Karenin – il marito di Anna – e Kitty (rimasta senza pretendenti).

Nelle parti successive del romanzo, la storia tra Anna e Vronskij continua a discapito di tutto e di tutti. Anna rimane incinta e lascia la casa del marito e l’adorato figlio Sereza. È proprio l’allontanamento dal figlio a pesare di più ad Anna, ma l’amore per Vronskij è talmente travolgente che accetta tutto (anche l’essere considerata da tutta l’aristocrazia una poco di buono).

Per Levin, invece, le cose migliorano perché, a seguito di un casuale incontro con Kitty, fa nuovamente la sua proposta e la ragazza accetta. Potrebbe sembrare un ripiego, ma io non l’ho percepito così: l’incontro è stato molto penoso per entrambi, ma alla fine le cose vanno per il meglio.

Via via che la storia prosegue, vediamo prosperare l’amore tra Levin e Kitty mentre quello di Anna e Vronskij si avvelena. Anna, con le sue continue gelosie, irrita sempre più Vronskij che vuole continuare a seguire le sue abitudini mentre la donna lo vorrebbe sempre al suo fianco. I pensieri di Anna affollano diverse pagine dove si può percepire la sua confusione e il suo stato d’animo.
L’angoscia è stata descritta magistralmente, tanto che il lettore riesce a capire quale sarà il triste esito: Anna, nel desiderio di punire Vronskij per la sua indifferenza, si suicida (e l’episodio richiama una vicenda a cui Anna e Vronskij avevano assistito durante il loro primo incontro).

La parte conclusiva del romanzo narra le vicende successive alla morte di Anna.
Vronskij, distrutto dalla perdita della donna amata, parte come volontario per aiutare la rivolta serba contro i turchi. In contrapposizione a questo amore così distruttivo, Levin, diventato padre, trova la fede in Dio e vive felice con la moglie Kitty.

Devo ammettere che ho preferito di gran lunga la vicenda di Levin a quella di Anna. Non tanto perché fosse “corretta” o semplice, quanto perché Anna mi è risultata antipatica (e anche vanitosa). Riconosco che scegliendo di inseguire l’amore sia stata molto forte, ma si è poi rivelata un’insicura.

Quest’opera mi è piaciuta tantissimo e – ancora una volta – riconosco perché certi romanzi siano passati alla storia.
A chi non lo avesse ancora letto, lo consiglio vivamente: non fatevi spaventare dal migliaio di pagine, ne vale la pena. Mentre, a chi lo ha già letto, chiedo di descrivermi le sue impressioni e, soprattutto, se – come a me – ha trasmesso tanta angoscia nella settima parte.

A presto,

Laura

27 risposte a "“Anna Karenina” di Lev Tolstoj"

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  1. A me il romanzo è piaciuto molto, il finale angosciante era l’unico possibile secondo me. In realtà ho sempre pensato che il suicidio fosse l’unica scelta che le era rimasta, rifiutata in qualche modo dal suo vero amore, non poteva certo tornare dal marito. Per quei tempi, socialmente era una donna finita.

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    1. Secondo me, invece, poteva salvarsi. Vronskij era ancora innamorato di lei, ma Anna, con le sue continue gelosie, lo portava all’esasperazione. Ha lasciato che le sue ansie irrazionali la rovinassero portandola al suicidio. 😥

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      1. Potevi inventarti parafrasista e farne una nuova edizione moderna! 😉
        Comunque complimenti per esserti cimentata in quel bel mattoncino…

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  2. Buongiorno, un capolavoro che ho tanto amato! Un opera colossale e grandiosa. Una scrittura che contraddistingue la letteratura russa. Tolstoj è stato a mio avviso, un personaggio di spicco in Russia. Una potente voce che ha dato voce e corpo al popolo. Un eccelso scrittore dalla magniloquente cultura e grandezza

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  3. All’università ho dato un esame di russo… e la cosa mi ha reso esigente sulle edizioni da acquistare dei grandi romanzi russi… edizioni che avrebbero dovuto avere, oltre ai segni diacritici appropriati per la traslitterazione, anche qualche accento qua e là, se non proprio dappertutto (essendo, la pronuncia russa, del tutto condizionata alla posizione dell’accento all’interno della parola)…
    Scoprì che l’edizione che avevo (Mondadori), tradotta da Osip Felyne (datata al 1936), non solo non aveva né segni diacritici né accenti, ma italianizzava i nomi e distorceva il bellissimo incipit (non manteneva una ripetizione che Tolstoj usa)…
    Comperai allora l’edizione Einaudi di Leone Ginzburg: anche quella era “antica” (del 1929: e solo nel 2016 Einaudi l’ha sostituita con quella “nuova” di Claudia Zonghetti), ma almeno si sforzava di informare come i nomi debbano essere pronunciati: a tal fine Ginzburg usava una traslitterazione ibrida e fantasiosa, precedente alle sistemazioni “scientifiche”, quindi arbitraria, ma molto efficace!
    Appresi che la maggior parte delle traduzioni condotte prima di Ginzburg, molte volte, traducevano *dal francese* e non dal russo (forti del fatto che le edizioni francesi erano spesso versioni dello stesso Tolstoj)…
    Alla fine, solo nel 1997 trovai una traduzione corredata dei preziosi accenti (rigorosamente su tutti i nomi): quella di Annelisa Alleva per Mondadori (che rimpiazzava il testo di Felyne)…

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    1. Ciao! Devo ammettere che proprio per merito di Anna Karenina ho capito l’importanza delle traduzioni. Quella che ho letto io, una versione particolarmente economica, era pessima. Leggendo quello che mi hai scritto, trovo conferma in un’impressione che no avuto per tutto il romanzo: che fosse tradotto dal francese. Ho pensato più volte di comprare un’altra versione per apprezzare meglio Tolstoj. Seguirò il tuo consiglio. Grazie per l’accurata spiegazione!😄😄

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      1. Ad Alleva sono affezionato (e certifico che ha tutti gli accenti, così da poter pronunciare, per esempio, il cognome di Kitty esattamente come «scirbátska[i]a»), ma dicono che Zonghetti (la nuova della Einaudi) sia favolosa!…

        Leggo bene anche di Gianlorenzo Pacini (Feltrinelli 2013) e Laura Salmon (è uscita con Repubblica nel 2004: di lei ho letto «Sonata a Kreutzer» di Tolstoj, pubblicata con Garzanti nel 1987: era davvero eccellente)…

        Tra le “classiche”, molti amano Pietro Zveteremich (Garzanti 1965: era un superesperto slavista: fu lui a tradurre per primo «Doctor Živago» per Feltrinelli), Eridano Bazzarelli (Mursia 1960) e Luporini & Savoj (Sansoni 1961): erano tutti grandissimi traduttori dal russo (Bazzarelli ha fatto una impagabile versione in prosa di «Evgenij Onegin» di Puškin per Rizzoli, ancora nel ’60)…

        Io spero tantissimissimissimo che arrivino versioni della espertissima tolstoiana Emanuela Guercetti (ha appena tradotto «Guerra e pace» per Einaudi, e io ho trovato supersonica la sua versione di «Resurrezione» [oltre che meraviglioso il suo «Maestro e Margherita» di Bulgakov]), e della ottima Serena Prina (che però non sembra a suo agio con Tolstoj: ne ha tradotto solo un racconto: gli ha sempre preferito gli altri russi, soprattutto Dostoevskij, Gogol’ e Bulgakov [ed è suo il «Doctor Živago» che, in Feltrinelli, ha sostituito Zveteremich])

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      2. Cercherò una di queste, mi farebbe piacere apprezzare la storia (e l’autore) in una versione più curata e fedele.
        P.S.: Ho dato un’occhiata su internet ai nomi dei personaggi. Dopo Kitty, ho scoperto di aver inventato per tutti delle pronunce di fantasia 😥

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      3. Vabbé, come tutti quanti:
        per me sono stati traumi immensi i momenti in cui ho conosciuto le pronunce (anche delle città e dei personaggi storici)…
        però, dopo averle scoperte, ho capito perché gli amici russi non conoscevano nessuno dei personaggi di cui parlavo loro: non è che non li conoscevano, è che non connettevano come io li pronunciavo a chi erano veramente!
        [succedeva anche all’inverso: mi ricordo di una turista tedesca in Italia che andava in giro a dire di essere di Leipzig e si sorprendeva che nessuno avesse mai sentito parlare della sua città!]

        Io sono tolstoiano a mille, così come sono “dostoevskiano” per nulla (ho amato solo «Notti bianche»)

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      4. Sì, suppongo che, con una lingua così diversa dalla nostra come il russo, fare errori sia normale. Devo ammettere che adesso, dopo le tue parole appassionate, ho molta più curiosità di approfondire la questione 😉

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  4. Ciao, ho cercato di leggere molto rapidamente la tua recensione; non perché nmon mi interessasse, ma per il romanzo è all’interno della luuunga lista di ebook sul mio Kindle… buon pomerigio! 🙂

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    1. Ciao! Scusa, per questa recensione non ho fatto attenzione agli spoiler. Solitamente avverto prima di scrivere qualcosa di compromettente perché non voglio rovinare la sorpresa (quando la rovinano a me ci rimango male😥). Buona lettura e buon pomeriggio!😄

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