“Giômìn o dizertô” (prima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

Questo è il racconto di Giômìn  o dizertô (si legge Giumin u disertu e significa Giômìn  il disertore) che morì all’età di 79 anni e si portò dietro, per tutta la vita, questo soprannome. Il suo vero nome era Gerolamo e nacque nel 1889 a Vesima, una frazione dell’estremo ponente genovese. Si sposò e andò a vivere a Chiale, un paesino della Val Cerusa sulle alture di Voltri a Genova. Aveva una bella cascina, dove viveva felicemente con la moglie Marina e la prima figlia Maria, nata nel 1913. L’uomo aveva anche un terreno, perché di mestiere faceva il contadino. Nel 1915, a seguito dell’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale, venne chiamato alle armi per combattere al fronte, sul Carso. Benché sapesse sparare, dover usare il fucile per uccidere degli uomini e rischiare di rimanere ucciso a sua volta lo spaventata moltissimo. Anche il pensiero di dover lasciare la moglie a casa a cavarsela da sola e stare lontano dalla sua cara terra aumentavano il suo senso di angoscia. Ma la guerra è guerra e, siccome non ci poteva fare nulla, dovette mettere da parte le sue paure e partire per questo viaggio che avrebbe potuto essere senza ritorno.

Foto di pasja1000 da Pixabay

I compagni di Giômìn  erano all’incirca della sua età. La vita in trincea era dura: le lunghe ore di attesa tra un combattimento e l’altro logoravano i nervi e il tutto spesso era aggravato da freddo, pioggia e fango. I soldati si ferivano frequentemente e, purtroppo, le cure erano limitate. Anche le ferite più leggere potevano diventare un problema. Dopo mesi e mesi Giômìn  riuscì a ottenere un congedo per far visita alla moglie e rivedere la figlioletta. Durante quel periodo la donna rimase incinta. L’uomo lo venne a sapere tramite una lettera scritta da Marina. Ella era praticamente analfabeta, come la maggior parte dei contadini. Giômìn , a differenza degli altri, era istruito e le aveva insegnato qualcosa. Le parole della lettera erano quasi illeggibili, fu però chiaro il concetto: sarebbe diventato nuovamente padre. Arrivò il 1916, eppure gli era stato detto che questa guerra sarebbe finita entro pochi mesi.

Una notte Giômìn  era in trincea con un altro soldato con il quale aveva stretto amicizia, legame che ormai era diventato fraterno. Chiacchieravano del più e del meno, raccontandosi aneddoti sulle loro vite, come accadeva quasi ogni giorno per passare il tempo ed alleviare la tensione. Quand’ecco che gli austriaci iniziarono a sparare a raffica dalle loro trincee verso i soldati italiani. Prontamente i due, assieme ai compagni, risposero al fuoco. I colpi erano casuali: il buio impediva di vedere a cosa si sparasse esattamente.

Dopo un quarto d’ora senza sosta il fuoco cessò da entrambe le parti. Giômìn  posò il fucile accanto a sé, si girò verso il compagno ed esclamò: «Anche per questa notte è finita!».

Silenzio.

L’amico non rispose.

Giômìn  lo chiamò più volte e si avvicinò per scuoterlo. Allora lo vide. Quel maledetto foro. Il proiettile aveva bucato l’elmetto e aveva ucciso l’uomo sul colpo. Il caro amico se ne era andato. Giômìn  indietreggiò spaventato e incredulo.

I giorni seguenti furono psicologicamente cruciali, era necessario farlo. Pianificò il tutto: la sua fuga da quel maledetto posto.

CONTINUA…

“Giômìn o dizertô” (seconda parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

Immagine di pasja1000 da Pixabay

Giômìn o dizertô: Copyright © Elena Canepa e Laura Canepa – Tutti i diritti riservati

 

16 risposte a "“Giômìn o dizertô” (prima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa"

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  1. Purtroppo la prima guerra mondiale è piena di storie come questa. Allora si combatteva in trincea e la differenza tra vivere e morire poteva essere questione di un attimo, di fortuna o del caso. Un po’ come oggi… No, scherzo, oggi facciamo schifo per quanto siamo fortunati al confronto. Buona giornata ragazze!

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    1. Buona giornata Raffa! Grazie del commento. La prima guerra mondiale è stata molto crudele e purtroppo ci sono meno testimonianze. Sì, oggi facciamo schifo, soprattutto in questi giorni: siamo fortunatissimi, ma troppa gente non lo capisce!😣

      Piace a 2 people

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