“La ragazza della neve” di Pam Jenoff

Ciao a tutti! Sono Elena e ho appena terminato la lettura di questo libro. Mi è piaciuta molto la storia particolare, ambientata negli anni della guerra e della persecuzione degli ebrei, anche se ci sono degli aspetti che non mi hanno convinta del tutto.

Ma intanto… chi è l’autrice?
Pam Jenoff è nata nel Maryland ed è cresciuta nei dintorni di Philadelphia. Da quando fu assegnata al Consolato degli Usa a Cracovia, approfondì le sue conoscenze sull’Olocausto. Ha scritto molti libri in merito che non mancherò certo di leggere in futuro.

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Di cosa parla “La ragazza della neve”?
Noa, una ragazza olandese di sedici anni, è stata cacciata di casa dai genitori dopo essere rimasta incinta di un soldato nazista. Si rifugia in una struttura che si occupa di far nascere i figli del Reich – il suo potrebbe essere di pura razza ariana – ma appena nasce, il bimbo le viene portato via e lei rimane nuovamente sola. Trova lavoro come inserviente in una stazione ferroviaria, ma una notte scopre decine di bambini ebrei stipati in un carro merci, destinati a un campo di concentramento. Ricorda suo figlio e, senza pensarci troppo, prende uno dei neonati e scappa. Dopo ore di cammino in mezzo al bosco e alla neve, i due troveranno riparo in un circo tedesco. Potranno restare, ma ad una condizione: Noa dovrà imparare a esibirsi sul trapezio come acrobata aerea sotto la guida di Astrid.
Astrid è una donna ebrea sposata ad un ufficiale nazista. Quando il Reich ordina di divorziare a tutti gli ufficiali con mogli ebree, Astrid si ritroverà a dover vagare da sola, fino a quando Herr Neuhoff non la accoglierà nel suo circo.

Come andrà a finire questa storia?
Come ho detto all’inizio, questa storia mi è piaciuta molto. Devo però segnalare anche alcune note negative. In principio, il romanzo non mi convinceva; la parte in cui Noa rimane incinta del soldato nazista e viene buttata fuori casa dai genitori per poi perdere le tracce di suo figlio, non mi è piaciuta. Secondo me è stata un’aggiunta un po’ inutile: Noa avrebbe potuto trovare comunque un bambino ebreo e portarselo via per poi affezionarvisi. Forse l’autrice voleva accentuare il fatto che, avendo perso suo figlio, provasse sentimenti più forti verso questo neonato che considerava come figlio a sua volta. Un bel tentativo ma non mi ha colpita, anzi, mi è sembrato tutto molto inverosimile. Inoltre, essendo questa storia inventata, l’autrice non era legata a fatti realmente accaduti: avrebbe potuto ideare un altro motivo perché Noa si trovasse in quella stazione ferroviaria proprio quella notte. A parte questo, la storia ha poi preso il via, diventando scorrevole e coinvolgente.
I personaggi sono descritti bene nelle loro emozioni e nei loro sentimenti: sembra di vivere le tragedie assieme a loro, col fiato sospeso. In alcuni punti, però, la narrazione diventa prolissa, soprattutto verso il finale. Non vedevo l’ora di leggere come sarebbe andata a finire, ma la storia sembrava non giungere mai al termine. Inoltre Noa, pur crescendo molto durante tutta la vicenda, a volte è proprio ingenua, per non dire sciocca. I suoi pensieri sono ripetitivi e pieni di congetture che, a lungo andare annoiano.
Astrid ha un carattere più forte e si capisce quanto sia più matura rispetto a Noa, anche se il suo non è un carattere facile.

Per fortuna, Pam Jenoff, ha saputo usare un brillante metodo di narrazione: la storia viene raccontata, in prima persona, sia dal punto di vista di Noa che da quella di Astrid, rendendo le cose più curiose. A mio parere, è stata una trovata geniale. Noa è più dalla parte del lettore: un mondo nuovo, quello del circo, tutto da scoprire. Astrid è esperta: conosce tutto molto bene (anche la sua famiglia d’origine era circense).
La storia è intrigante, ma a volte un po’ prevedibile. Il finale, però, lascia col fiato sospeso: nonostante tutto, posso dire che non me lo sarei aspettata.

I sentimenti che si vivono leggendo questa storia sono tanti: amore, amicizia, tradimenti, tragedie… Ne traspare che il sentimento dell’amicizia tra due persone che si conoscono da poco, può superare quello dei legami familiari: Noa viene abbandonata dalla famiglia e, unendosi al circo, conosce persone che si sacrificherebbero per lei più di quanto abbiano fatto i suoi genitori.

L’autrice ha reso tributo a persone esistite realmente, anche se la storia è inventata: storie di dinastie circensi, un circo tedesco che aveva dato rifugio a delle famiglie ebree durante la guerra…

Nonostante le note negative, il romanzo mi è piaciuto molto. Lo consiglio a chi sta cercando una lettura che contenga i valori dell’amicizia e a chi è curioso di leggere di un mondo affascinante come quello del circo; il tutto con lo sfondo della guerra, della discriminazione e della povertà.

E voi? Lo avete letto? Fatemelo sapere nei commenti.

A presto!

Elena

 

 

10 risposte a "“La ragazza della neve” di Pam Jenoff"

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