“Viaggio in Oman” di Paolo Luigi Zambon

Ho scoperto questo libro proprio grazie al suo autore: Paolo Zambon. Si tratta di un programmatore/viaggiatore/scrittore da alcuni anni trapiantato in Canada per ragioni di cuore, che ha contattato me e Laura per avere un parere sui due suoi libri di genere letteratura di viaggio: “Inseguendo le ombre dei colibrì” 2017 e “Viaggio in Oman” 2018, pubblicati da Alpine Studio. Ne siamo rimaste piacevolmente colpite. Laura si occuperà di leggere con cura “Inseguendo le ombre dei colibrì”, mentre io mi sono dedicata a “Viaggio in Oman”.

Il libro si divide in capitoli ed è corredato da una cartina dell’Oman all’inizio, da alcune foto nella parte centrale e da un glossario, per le parole arabe, alla fine. Si tratta di un vero e proprio diario di viaggio.

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Paolo e Lindsay (la sua ragazza) compiono questo viaggio in due mesi, un po’ con il loro scooter (dalle foto sembrerebbe una vespa) e un po’ in macchina con la gente del posto, alla volta dell’Oman tra le culture che ne fanno parte. A casa di omaniti e indiani, in viaggio nel deserto e sulla costa, all’avventura con la propria tenda, i nostri protagonisti vivono un’esperienza unica e affascinante.

L’ospitalità che dimostrano gli abitanti del luogo è incredibile: una totale immersione nella cultura islamica e nel mondo arabo del quale sono rimasta molto colpita. Le usanze molto particolari ed affascinanti sono tutte da scoprire.

A terra cʼera un tappeto rettangolare largo almeno quattro metri e lungo tre, sopra cui erano disposti due piatti di vetro colmi di datteri neri come schegge di basalto, due thermos per il caffè, un recipiente con dellʼacqua e un set di tazzine mignon. Il rito del caffè al cardamomo in Oman è un cerimoniale che ha radici ancorate nel passato.

«È forte, molto forte, state attenti a non berne troppo» disse Yasser sorridendo mentre riempiva la seconda tazza. Mi sembrò acquoso e per nulla in grado di allontanare il sonno, ma per dovere di ospitalità ne decantai le qualità. «Se non ne volete più, una volta terminata la tazzina, dovete scuoterla leggermente così lʼospite capirà che siete pieni» aggiunse Mohammed. A quel punto, a completare la lezione su ospitalità e caffè, si intromise Nasser: «Ricordatevi che se chi vi ospita vi versa la tazzina fino allʼorlo, significa che vi sta suggerendo che è ora che ve ne andiate», sorrise e aggiunse: «Questa sera potete stare tranquilli, nessuno vi manda via, anzi è ora di cenare». I tre bengalesi, assunti con il compito di tuttofare, portarono enormi vassoi di kebab con salse e massicce porzioni di pane.

Possiamo anche cogliere modi di vedere le cose, differenti da quelli che immaginiamo.

Le due ragazze studiavano ingegneria a Mascate. Per unʼora ci raccontarono delle enormi differenze che vivevano durante i loro week-end a Dank e le settimane di studio nella capitale. «Qui non usciamo mai e le rarissime volte che lo facciamo ci copriamo il volto completamente.» «A Mascate non cʼè bisogno di coprirsi il viso, lʼhijab è sufficiente, a meno che non capiti di doverci incontrare con qualcuno», risero controllando quasi contemporaneamente gli schermi enormi di cellulari di ultima generazione. «Da voi la gente pensa sia una sofferenza indossarlo, ma si sottovaluta lʼaspetto di quanta sicurezza è in grado di darci e poi, a voler essere un poʼ più superficiali, è un bel capo di moda come una borsa o una giacca.» La sorella aggiunse: «Tante volte non mi va che i ragazzi mi guardino e il velo è straordinario per proteggermi».

Attraverso la lettura veniamo a conoscenza anche di fatti storici molto interessanti, frutto delle testimonianze delle famiglie locali, che difficilmente si possono trovare sui nostri libri di scuola.

Nessuna testimonianza può valere quella di chi vive in prima persona qualcosa. Un viaggio tra la popolazione, dormire in case tipiche o in tenda nel deserto, mangiare tutti assieme con le mani o assaggiare cose nuove è ciò che fa capire di più cosa risiede nel “cuore” di un paese.

Paolo Zambon, con uno stile fresco e scorrevole riesce a descrivere con dovizia di particolare ogni ambientazione come se anche noi fossimo in viaggio assieme a lui e a Lindsay. Una piacevole lettura che ci fa sognare ad occhi aperti, rapendoci, con questi racconti di mondi completamente diversi dal nostro, per vivere un’avventura degna di essere ricordata.

I monti, talvolta decorati con fantasmagoriche formazioni rocciose, in molti punti giungevano fino al mare in un abbraccio dallʼimpatto quasi violento per lʼocchio. Sostammo su un terrazzo naturale a mille metri sopra il livello del mare. Osservammo una pozza color turchese accarezzare lʼinaccessibile costa fino a dove lo sguardo poteva, prima di deviare abbagliato dai riflessi dei dardi del sole infilati sulle acque immobili.

Qua e là, si scorgevano solitari pastori Jebali dai volti vizzi color cioccolato, piantati in qualche dolce pendio con lʼocchio vigile sul gregge di pecore, su qualche mucca o sulle mandrie di cammelli. Le bestie erano in una specie di paradiso color stoppa, con tutti quei fazzoletti giallognoli eredità del khareef; per loro significava cibo a non finire.

Le foto che corredano le pagine sono fantastiche e completano in modo eccezionale ciò che viene raccontato da Paolo, facendo venire voglia di visitare quei luoghi da sogno.

Il libro merita di essere letto da chi si appresta ad organizzare un viaggio in Oman o da chi ci è già stato, da chi sogna di andarci e da chi ama viaggiare con la mente attraverso gli occhi degli altri.

Una chicca che non può mancare tra gli scaffali della propria libreria, sezione viaggi.

A presto!

Elena

15 risposte a "“Viaggio in Oman” di Paolo Luigi Zambon"

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