“Nonni liguri” (terza ed ultima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

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“Nonni liguri” (prima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

“Nonni liguri” (seconda parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

Ninni arriva a casa molto più tardi del solito e tutti erano già preoccupati. La prima a vederlo è la mamma che, tra un lavoro e l’altro, controllava la strada da quando era partito. Quando racconta la storia, tutti tirano un sospiro di sollievo: scoprire il motivo di quel ritardo genera anche qualche risata. Ma Ninni non riesce proprio a ridere, quel grande spavento gli aveva anche fatto dimenticare della sua merenda! Appena se ne ricorda la fa sparire in due bocconi: se l’è proprio meritata!

Anche Giovanni, purtroppo, perse l’affetto del padre. Dopo pochi anni accadde una disgrazia. I bambini stavano giocando tutti insieme sotto un albero e fra i rami videro il nido di un uccellino. Tutti eccitati corsero dal papà per farselo prendere. Volevano vederlo da vicino e per accontentarli il padre decise di andarlo a recuperare per poi riportarlo a posto. Purtroppo l’uomo non riuscì a raggiungere il ramo, perse l’equilibrio e cadde a terra. Le conseguenze furono una lunga malattia che lo costrinse a letto e una grave infezione per la quale non ci fu cura. Anch’egli volò in cielo lasciando tutte quelle piccole bocche da sfamare senza una guida paterna.

E adesso torniamo a Caterina, che nel frattempo aveva cominciato ad andare scuola. La mamma racimolava qualche spicciolo con il lavoro dai contadini e non si risposò mai. A chiunque glielo chiedesse rispondeva sempre: «Se il Signore avesse voluto, avrebbe lasciato in vita il mio sposo».

Foto di Vinson Tan ( 楊 祖 武 ) da Pixabay

Caterina, a differenza di Giacomo, in classe faceva fatica ad imparare dato che nessuno a casa la poteva aiutare. Ella, però, era sempre contenta: l’affetto di chi le era rimasto e il ricordo del caro papà la facevano andare avanti. Venne il giorno, però, in cui Giacomo fu chiamato a svolgere il servizio militare obbligatorio: andò in marina e dovette lasciare la mamma e la sorellina.

Sulla nave Giacomo condivide il suo destino con tanti altri compagni. I giorni e i mesi passano: gli occhi dei marinai vedono solo l’immensità del mare e del cielo che si incontrano all’orizzonte. Un giorno, però, qualcosa rompe la “monotonia”. Un’onda del mare in burrasca provoca un movimento inaspettato della nave che coglie alla sprovvista il capitano. Egli perde l’equilibrio e cade in acqua.

Non c’è nulla di strano – penserete voi – se non fosse che all’epoca quasi tutto l’equipaggio, capitano compreso, non sapeva nuotare. Ebbene sì, paradossale, ma vero. E su quella nave nessuno sa nuotare. Nessuno tranne il nostro Giacomo. Egli non ci pensa due volte, non c’è tempo da perdere. Si tuffa nuotando verso il capitano che sta annegando e, con un’incredibile prontezza di riflessi, lo afferra per i capelli e lo porta fino a dove avrebbero potuto aiutarli. La vita del capitano è salva e per questo vengono dati a Giacomo quindici giorni di congedo straordinario per poter far visita alla sua famiglia.

Una lettera alla madre avrebbe impiegato troppo tempo, quindi il rientro a casa fu una sorpresa.

Caterina era al mercato a comprare dalla fruttivendola, amica di famiglia. La donna stava chiacchierando a gran voce quando ad un tratto urla: «Rina! Ma non è tuo fratello quello?».

Caterina si gira di scatto e lo vede, con un sacco in spalla. Lascia cadere a terra tutte le borse della spesa e, correndo, gli salta in braccio dalla felicità.

La donna del mercato ricordava sempre questo episodio con gli occhi lucidi.

Quando lo vide mamma Maddalena, abbondanti lacrime le rigarono il volto stanco e il cuore le si riempì di gioia. Non si sarebbe mai aspettata di rivederlo così presto. Quindici giorni, però, passarono in fretta.

Caterina, piccola e magrolina, continuava ad andare a scuola e a fare quello che poteva. Un bel giorno la bimba catturò l’attenzione della nuova maestra. La donna, di buon cuore, continuava a domandarsi come mai, in una famiglia in quelle condizioni, il fratello dovesse fare servizio militare dopo aver perso il padre.

Un giorno la maestra chiama a sé la bambina «Caterina, come mai siete solo tu e la mamma a casa?».

«Vede, signora maestra», risponde la nostra nonnina «il mio papà è mancato e mio fratello è sulla nave a fare il militare».
«Va bene, Caterina. Oggi ti accompagno a  casa e mi fai un po’ parlare con la mamma».

E così fanno.

La maestra spiega a Maddalena che, secondo la legge di quei tempi, un ragazzo che aveva perso il padre non doveva fare il servizio militare. L’insegnante vede lo stupore negli occhi della donna e capisce che, data la sua scarsa istruzione, avrebbe avuto bisogno di una mano. Allora si offre di accompagnare madre e figlia negli uffici competenti con il tram.

Arrivate negli uffici, la maestra parla a nome loro raccontando la situazione e, poco dopo, vengono ricevute dal comandante che fa cercare sugli scaffali un grosso librone: lo sfoglia fino alla lettera B e scorre la pagina con il dito fino a trovare “Bignone Giacomo fu Francesco”. Il comandante, stupito, dà ordine al suo sottoposto di richiamarlo immediatamente e, con le mani tra i capelli, ripete più volte: «Questo ragazzo non doveva fare nemmeno un giorno!»

Grazie a questa gentile maestra Giacomo tornò a casa.

Dopo pochi anni, però, arrivò un altro conflitto mondiale a sconvolgere le loro vite. Solo dopo aver superato gli orrori della guerra, Caterina e Giovanni si conobbero, si innamorarono e diedero inizio ad una vita felice insieme.

Immagine di Vinson Tan ( 楊 祖 武 ) da Pixabay

Nonni liguri: Copyright © Elena Canepa e Laura Canepa – Tutti i diritti riservati

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