“Nonni liguri” (prima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

Il seguente racconto è stato scritto in memoria dei nostri nonni materni: Caterina (Rina) e Giovanni (Ninni), del nostro prozio Giacomo e dei bisnonni che non abbiamo mai conosciuto.

Questo è un racconto di povertà e coraggio. È un racconto i cui protagonisti non sono personaggi famosi e non sono passati alla storia per qualche particolare impresa. È la storia di famiglie del popolo. Di gente comune. È la storia di chi ha lottato e di chi si è fatto forza affrontando disgrazie e tempi avversi. È la storia dei nostri nonni materni e dei nostri cari che non ci sono più e vogliamo tenere viva la loro memoria perché è la testimonianza di altri tempi. Tempi che non immaginiamo nemmeno.

I nonni si chiamavano Caterina, detta Rina, e Giovanni, detto Ninni.

Iniziamo dalla nonna Rina e partiamo da prima che lei nascesse.

Tutto incominciò nei primi anni del Novecento nella Prà dei contadini e dei pescatori, quando Maddalena e Francesco – i nostri bisnonni – si sposarono e di lì a poco scoppiò la Prima guerra mondiale. Non abbiamo molte notizie di come i due vissero questo tragico momento: Francesco chiamato alle armi, e Maddalena, impegnata con la sua gravidanza. Sappiamo solo che i due novelli sposi superarono il primo conflitto con coraggio. Nell’anno 1917 Maddalena diede alla luce il primo figlio Giacomo e, dopo tanti parti sfortunati, molto comuni all’epoca, nel 1927 nacque la seconda figlia Caterina.

Era una famiglia felice quella che si erano creati.

Foto di Greg Montani da Pixabay

Giacomo andava a scuola e otteneva buonissimi risultati, benché non gli piacesse per niente tenere la testa sui libri. Era grazie a suo padre se lui si applicava negli studi. Rinunciava, a volte, ad andare a giocare con i suoi amici per dare la priorità a compiti più importanti: studiare e andare a riempire i secchi d’acqua alla pubblica fontana così che Maddalena e Caterina potessero cucinare, lavare e pulire perché l’acqua in casa non c’era.

Caterina era una bambina vivace e allegra. Canticchiava sempre ed era spensierata. Magrolina e fragile, aveva comunque un animo forte e un cuore grande e innocente. Non andava ancora a scuola e stava sempre con la mamma che le insegnava molte cose. Maddalena andava, con altre donne, nei campi ad aiutare i contadini a fare mazzetti di verdure; Caterina andava con la madre, ma il suo compito era badare ai bimbi in fasce, essendo lei la bambina più grande.

La sera, dopo la cena in famiglia, Caterina si metteva sotto il tavolo e, mentre il papà allungava le gambe e fumava la pipa, prendeva dei vestiti e faceva finta di essere alla finestra a stendere i panni.
Era felice e il suo papà lo era ancora di più. Poi prendeva la sua unica bambola e andava a letto.

Purtroppo le cose belle durano sempre poco…

Un giorno Francesco lavorò tantissimo alla fornace: sudò molto e, per trovare un po’ di refrigerio, andò a riposarsi per alcuni minuti al fresco.
A tutti noi capita di prendere una banale influenza per un motivo del genere. Purtroppo, non banale per quei tempi.
Francesco si ammalò e le scarse medicine disponibili non riuscirono a curarlo: la sua influenza diventò broncopolmonite. Chiamarono un’ambulanza, che consisteva in una barella portata da due uomini, e Francesco fu trasportato a braccia fino in ospedale. Nonostante questo, nessun medico riuscì a salvare il pover’uomo che, dopo circa quaranta giorni di malattia, all’età di quarantaquattro anni, volò in cielo lasciando l’amata famiglia a un difficile destino.

Ed ecco perché Caterina, la nostra adorata nonna, dovette affrontare questo dolore immenso: all’età di appena cinque anni perse il suo amatissimo papà.

Adesso mettiamo un attimo da parte la storia di Caterina e occupiamoci del nonno Ninni.

Quando il nonno era un bambino, la vita era difficile. I bambini dovrebbero pensare solo a giocare, ma, a quei tempi, erano il lavoro e la fame ad occupare le giornate. Spesso, dormire era l’unico rimedio alla solita fame.

Era un contadino di Voltri, nostro nonno, e quello che la terra produceva andava venduto per pagare l’affitto e comprare i vestiti. Alla povera famiglia restavano gli scarti e tante bocche affaticate da sfamare. Vendere la verdura e la frutta al mercato era un compito da “grandi”: bisognava conoscere il valore di quello che si vendeva e bisognava essere scaltri per non farsi fregare da qualche piazzista disonesto.
Giovanni, il nonno, è diventato abbastanza “grande” per il mercato a undici anni, ma lui non si sentiva pronto e questo è quello che gli successe una mattina.

CONTINUA…

“Nonni liguri” (seconda parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

Immagine di Greg Montani da Pixabay

Nonni liguri: Copyright © Elena Canepa e Laura Canepa – Tutti i diritti riservati

38 risposte a "“Nonni liguri” (prima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa"

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  1. Immagino che queste cose ve le abbiano raccontate i vostri nonni, ricordando la loro giovinezza, e i racconti dei loro genitori. E’ importante che queste testimonianze non vadano perdute. Sono le persone comuni, come le avete chiamate voi, che hanno fatto la storia e costruito il mondo che abbiamo oggi. Il benessere che conosciamo noi, lo dobbiamo a loro e ai loro sacrifici. Brave!!

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      1. Ho guardato la mappa di Genova e ho cercato Voltri ma non mi pare di esserci mai stata. Spesso, nei week end, ci andiamo e suo padre ha una casa nella località di Nervi, proprio sul mare ed è stupenda. Vedo che Voltri è molto lontana ma sapete, dalla mappa di google, è difficile capire la distanza almeno per come so usare io il Natel. Tu/Voi la conoscete bene? Non vedo l’ora di vedere la mia dolce Roberta che faccia fa 😁😁😁 comunque quello che io ho visto a Genova, tutte le volte, mi ha stupita tanto che i nostri laghi non dicono nulla. Il Vostro è un Paese che invidio. Purtroppo non potrei viverci perché non ho mai avuto un permesso di soggiorno essendo la Svizzera una nazione fuori dalla UE. Se non fosse per il mio lavoro che amo, scapperei da Voi. Avete un calore che io adoro e che non abbiamo… a parte le eccezioni come me 💖💖💖

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      2. Nervi? Siiii, conosciamo molto bene! È bellissima! Per farti capire… Genova è un comune molto grande che dal lato di ponente inizia con Voltri e dal lato di levante con Nervi! Sembrano città lontane ma in realtà non lo sono. Vedrai, Roberta te lo spiegherà ancora meglio! Comunque la Svizzera è bellissima, noi genovesi e gli italiani in generale lo pensiamo! Forse, come dici tu, è il calore delle persone che fa la differenza… Questo però dipende dalla vita che uno fa e dagli usi e tradizioni del proprio popolo. Comunque ti assicuro che qui a Genova ci sono persone che il calore non sanno nemmeno cosa sia🙈🙈❤️❤️
        PS com’è piccolo il mondo!

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      3. Ma Elena e Laura Voi vivete a Genova???? Un giorno che scendiamo, ci incontriamo tutte? Abbiamo amiche e amici. A volte andiamo al Virgo, una discoteca tutta per gay e lesbiche. Non mi chiedere dove si trova perché la macchina, a Genova, non oso nemmeno accenderla quindi guida la Roby. Certo che non vi porterei al Virgo ma si può far qualcosa. Vivete vicino la città di Nervi o levante comunque? Ho scoperto la tomba del mio amico De André di cui sono innamorata e il luna park. Poi il centro storico, stupende facciate e altri capolavori e una bella piazza con la fontana dove l’acqua era rosa (giuro). Mi pare che ci sia un famosissimo teatro là… Per il resto, anche altre cose ma non conosco Vie e nomi di tutti i Comuni che fanno parte della città. Siete di là quindi?

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      4. Non mi dire dai?! Certo può essere perché io, del Canton Ticino come di molti altri Cantoni, e soprattutto Zurigo forse solo perché ci son nata, ho una triste considerazione. Come sono felice SI un caffè espresso come fate Voi, lo berrò in mezz’ora per gustarlo. Dimenticavo il Duomo di Genova vicino al centro storico. Sono stata dentro quando vi erano poche persone e un silenzio che mi ha fatta venire i brividi. Quel soffitto così alto e gli affreschi sembravano vivi. Non sono cattolica ma quel Duomo, tra i tanti che ho visitato, era spettacolare. Quello di Milano mi piace già di meno. Come dite voi… Oh belin hahahahaha perdonatemi. Ho scoperto cosa significava solo grazie alla Roberta 😅😅😘😘

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      5. Si si lo conosciamo anche perché qua da noi, molto spesso abbiamo Beppe Grillo che fa i suoi spettacoli e lui dice sempre “belin” 😅😅😅. Ma io non sapevo il reale significato. Però è carino avere una parola che non sembra per nulla volgare e usarla per qualsiasi tipo di cosa. In tutta quel poco d’italia che conosco, solo a Genova ho imparato due o tre parole. Se mi verranno in mente, te le scrivo. Aspetta… “figgio” vuol dire figlio ma non badare a come lo scrivo. Il padre de la Roby la chiama “figgia mia 😀

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      6. Che bello leggere queste cose! Ci sentiamo più orgogliose delle nostre origini! Noi della Svizzera apprezziamo i bellissimi paesaggi montani e i laghi. Per voi che li vedete tutti i giorni potranno sembrare noiosi, ma per noi sono un paradiso meraviglioso! E aggiungerei che sono luoghi tranquilli e pieni di pace😄😄

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