“La fuga di Natale” (quarta e ultima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

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“La fuga di Natale” (prima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

“La fuga di Natale” (seconda parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

“La fuga di Natale” (terza parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

 

Fortunatamente udirono una sirena: i soccorsi stavano arrivando!

La polizia sospettava da tempo che nella zona ci fosse un traffico di animali e la chiamata di Kiri aveva fugato ogni dubbio. Rintracciando il segnale erano giunti in fretta sul posto, cogliendo sul fatto i malviventi.

Per gli animali le cose si misero bene: i cattivi furono arrestati, compresi gli scienziati con tutti i loro strumenti.

Dopo un attimo di giubilo, Ben disse: «Amici, dobbiamo andarcene da qui. I poliziotti ci hanno salvati, ma non possono lasciarci liberi, ci porteranno in un canile e saremo di nuovo rinchiusi!». A questo nessuno aveva pensato: la porta era spalancata e, nel trambusto, nessuno fece caso a loro mentre uscivano di corsa. Continuarono a correre per un po’ e quando si furono allontanati abbastanza si fermarono: erano finalmente liberi!

Pepe era entusiasta come gli altri ma, in realtà, non sapeva bene cosa avrebbe fatto da quel momento in poi. Il suo sguardo pian piano si incupì. Gli mancava la mamma, ma ormai non poteva più tornare alla fattoria. Il suo obiettivo era trovare la famiglia giusta e rendere felice qualche bambino che, in cambio, gli avrebbe fatto tante coccole. Di sicuro sarebbe stato ben lontano da altri bambini come Melissa.

Kiri, dall’alto, vide il volto spento del cagnolino. Mentre gli altri continuavano a saltellare e urlare in festa, svolazzò al fianco del piccolo e si posò a terra. «Che succede, amico mio? Non sei felice di averci liberati? Senza di te, a quest’ora, probabilmente saremmo cibo per avvoltoi in chissà quale discarica a cielo aperto! E nessuno immagina quanto siano odiosi e perfidi gli avvoltoi» concluse con disgusto il pappagallo.

«Grazie Kiri. Sono felicissimo di tutto, sì. Però, mentre voi adesso avete tutti una meta, io non so che fare. Mi sento un po’ perso» rispose triste Pepe. Il pappagallo abbassò la testolina perché l’amico aveva ragione. Poi però, d’un tratto, la tirò su con un grande sorriso: «Pepe! Ho io la soluzione per te! Come ho fatto a non pensarci prima! In questo quartiere abita una bambina molto dolce, lo so per certo. Si fermava sempre di fronte al negozio di animali nel quale stavo prima. La madre, però, la tirava per la mano dolcemente. Lei, con lo sguardo sognante, continuava a fissare la vetrina mentre si allontanava. Sono certo che ti piacerebbe un sacco e tu a lei!» gioì Kiri.

Pepe scodinzolò speranzoso. Chissà che l’amico pennuto non avesse ragione.

Intanto il resto della combriccola si separò con i dovuti saluti e abbracci: ringraziarono Pepe e gli augurarono il meglio. Larry il procione, Ben la scimmia e Snake il serpente decisero, senza indugi, di tornare allo zoo. La vita in completa libertà non faceva per loro che erano nati in cattività. Decisero di portare anche Mooney che fu d’accordo. Lo aspettava uno stagno molto accogliente, a detta dei compagni, pieno di altri pesci.

«E tu Kiri?» domandò Pepe al pappagallo quando gli altri si furono allontanati.

«Io? Beh! Sogno la mia terra, il Sudamerica, praticamente da quando sono nato. Voglio andarci. C’è una nave da carico che partirà domani sera dal porto. Mi farò dare un passaggio» rispose. «Intanto sistemeremo te» concluse.

Kiri accompagnò Pepe di fronte ad una casetta in fondo alla via: il vialetto era pulito e nel giardino c’era un sorridente pupazzo di neve gigante. La casa era contornata di lucine natalizie e all’interno si vedeva un grosso albero che si accendeva e si spegneva. Fuori era buio e cominciava a fare freddo.

«Seguimi Pepe, entriamo!» e si infilarono nella porticina per animali che conduceva direttamente alla casa. «Prima avevano un cane, lo conoscevo, ma era troppo vecchio e se n’è andato. La porta è rimasta aperta» spiegò Kiri. Dal negozio di animali veniva a sapere molte cose.

«Adesso tutti dormono, ci metteremo qui al calduccio. Domattina, proprio il giorno di Natale, uscirò e loro ti troveranno qui!» gioì il pappagallo. Pepe scodinzolò: «Grazie, caro amico! Ma posso chiederti un favore?» domandò il cucciolo. «Tutto quello che vuoi, sarò in debito con te per tutta la vita!» rispose Kiri.

Foto di Jill Wellington da Pixabay meno qualit

Pepe pregò il pappagallo affinché volasse fino da mamma Laika e gli raccontasse la vicenda rassicurandola: lui stava bene.

«Certo amico, lo farò! Sicuramente la bambina ti adorerà. Appena me ne sarò accertato, volerò da tua madre!» ed entrambi, felici, si addormentarono sotto l’albero di Natale vicino al caminetto.

La mattina seguente, non appena udì dei rumori provenienti dal piano superiore, Kiri svolazzò fuori e si appostò alla finestra.

La bambina, di cui aveva tanto parlato a Pepe, scese di corsa le scale in pigiama e ciabatte diretta verso l’albero. Lo stupore e la gioia le riempirono il volto vedendo il cucciolo che nel frattempo stava aprendo gli occhi. Si avvicinò lenta e gli tese una mano. Pepe la annusò e vi appoggiò il nasino umido. La bimba allargò le braccia e lo strinse a sé affettuosamente. Notò la targhetta attaccata al collare e lesse ad alta voce: «Pepe!» con grande entusiasmo. Nel mentre i genitori, tra uno sbadiglio e l’altro, la stavano raggiungendo. «Ehi, Tinetta!» esclamò la madre. La bambina si voltò col cucciolo in grembo e i genitori spalancarono la bocca increduli e si guardarono: «Ma che diamin…. i miracoli del Natale!» sussurrò ridendo l’uomo alla donna che a sua volta scoppiò in una risata.

Kiri, felice, guardò Pepe facendogli l’occhiolino. Lui, scodinzolando, abbaiò forte: «Grazie, Kiri!», tanto gli umani non avrebbero capito.

Il pappagallo aprì le ali e decise di portare a termine il suo compito. Volò e volò finché non raggiunse la fattoria di cui Pepe gli aveva tanto parlato. Si diresse verso la stalla ed entrò dalla porta accostata. «Laika!» chiamò. La cagnolona si ridestò. «Chi mi cerca?» chiese guardando il pennuto. «Sono Kiri, un amico di Pepe!» e il pappagallo si mise a raccontare per filo e per segno di come si erano conosciuti e di quanto il cucciolo si fosse dimostrato un eroe. Concluse rassicurando Laika che Pepe adesso era in buone mani e che l’affetto di quella bambina gli avrebbe riempito il cuore. La cagna, finalmente, sorrise sollevata. Ringraziò e salutò il pappagallo mentre quest’ultimo spiccava il volo verso il porto, in attesa del suo imbarco. La sera partì e, dopo un lungo viaggio, arrivò a destinazione dove si unì ai suoi simili.

La sincerità, l’onestà e la fratellanza vincono sempre sul male.

I protagonisti di questa storia non avevano nulla in comune, se non il fatto di dover lottare per la propria libertà. Questo li ha uniti e ha creato un legame forte e autentico.

Ed ecco come Pepe, il piccolo cane coraggioso, salvò la sua vita e quelle dei suoi nuovi amici. Grazie a lui, ognuno di loro trascorse un Natale pieno di gioia.

Immagine di Jill Wellington da Pixabay

La fuga di Natale: Copyright © Elena Canepa e Laura Canepa – Tutti i diritti riservati

15 risposte a "“La fuga di Natale” (quarta e ultima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa"

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  1. Noto che i lettori sono rassicurati dal fatto che la storia sia finita bene. Ma in questa ultima parte c’è molto di più, si vuole descrivere l’umanità, nel concetto di amore e fratellanza. Non a caso la vicenda degli animali intrappolati viene consumata nelle poche righe iniziali di questa ultima parte, lasciando il resto per la descrizione della sorte del cagnolino Pepe. Bel racconto. 👍

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    1. Ci fa piacere che tu abbia colto questo significato. Ciò che volevamo trasmettere erano anche i concetti di amicizia e collaborazione tra personaggi molto diversi fra loro, ma con un obiettivo comune. Grazie mille e buona giornata 😊

      Piace a 1 persona

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