“Non allontanarti troppo” (terza e ultima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

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“Non allontanarti troppo” (prima parte) – di Elena Canepa e Laura Canepa

“Non allontanarti troppo” (seconda parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

Pablo girovagava avanti e indietro per l’accampamento improvvisato, quand’ecco che dei fari illuminarono la strada. Un pick-up abbastanza datato e cigolante apparve ai suoi occhi. Qualcuno scese e camminò verso di lui. Solo quando si trovò davanti ai fari, Pablo riconobbe il ranger Johnson. «Ranger, finalmente!» esclamò il giovane.

«Maledizione! Vi avevo detto di aspettarmi qui!» imprecò Johnson facendo sobbalzare Pablo. Senza aggiungere altro fece cenno al ragazzo di salire e partirono a tutta velocità.

«L’abbiamo seminato?» urlò Jennifer. Jared guardò indietro.

«Sì, maledizione! Janet… non ci posso credere, sono stato proprio uno stronzo!» urlò con rabbia il ragazzo.

«Sì, lo sei stato! Ma adesso vediamo di andarcene da questo dannato posto. Dopo faremo i conti» rispose Jennifer decisa.

Camminarono a passo svelto ancora per un po’, fino a quando non videro dei focolari in lontananza.

«Dev’essere il paesino di cui parlava il ranger!» suggerì Jared. Quello che si presentava davanti ai loro occhi non era ciò che si sarebbero aspettati: case cadenti e fiaccole a illuminare scarsamente il posto.

La cosa non gli piacque per niente, ma videro alcune persone: erano in cerchio a confabulare anche se, più che parole, emettevano gemiti. Jennifer arretrò e andò a sbattere contro qualcosa. Non riuscì a trattenere un urlo di terrore: la testa spaccata di Janet era infilzata su una lancia rudimentale. La bocca spalancata e gli occhi sgranati ormai senza vita fissavano l’amica. Gli abitanti del paese, a sentire quell’urlo, si girarono di scatto. Jennifer e Jared impallidirono: degli esseri deformi con la bocca sporca di sangue sorrisero mostrando dei piccoli denti aguzzi. I due ragazzi scapparono verso il bosco, ma Jared cadde a terra urlando. La gamba grondava di sangue: una tagliola per orsi lo teneva bloccato e gli stava maciullando l’arto.

«Vai, corri! Cerca Pablo, scappate!» urlò Jared a Jennifer. Non fece in tempo a finire che le bestie gli furono addosso e iniziarono a strappargli la carne.

Jennifer si mise a correre singhiozzando, udendo le urla strazianti dell’amico. Inciampò più volte rialzandosi subito e continuando la sua corsa forsennata, incurante dei tagli e delle ferite che si era procurata.

Foto di Enrique Meseguer da Pixabay

Finalmente trovò la strada asfaltata; continuò a correre fino a quando vide in lontananza dei fari. Attese e, appena l’auto si fu avvicinata, si mise a sbracciare per farsi notare. Dal pick-up scrostato si aprirono due portiere: erano Pablo e il ranger.

Il ragazzo corse ad abbracciare l’amica. Lei pianse a dirotto raccontando dei compagni uccisi da esseri deformi e cannibali. Pablo la strinse più forte cercando di calmarla, ma gli occhi si riempirono di lacrime pure a lui.

«Forza, salite, vi porterò io al sicuro. Non è bello stare in mezzo al bosco di notte» fece Johnson guardandosi intorno.

Si accomodarono dietro, mentre il ranger riprese il comando del veicolo.

«Sapete, in quel villaggio vivono persone speciali. Hanno solo avuto la sfortuna di essere nate in modi non del tutto convenzionali» iniziò Johnson e continuò con una sottile risata: «Padri, madri, sorelle, fratelli… tutto un gran pasticcio. Si accoppiano come animali e poi escono fuori degli abomini… la maggior parte delle volte!» e qui rise di gusto.

I due ragazzi non capivano: «Cosa ci trova di divertente?» chiese infuriata Jennifer «I nostri amici sono morti a causa di quei mostri!». Il ranger non disse nulla e Jennifer continuò a inveire dicendo: «Voi rangers sapete della presenza di quei pazzi in quello schifoso villaggio e non fate nulla? Lasciate che uccidano degli innocenti?».

Ormai Jennifer era fuori di sé dalla rabbia, poi smise un attimo di parlare e con un fil di voce disse terrorizzata: «Tu, dannato bastardo! Ci volevi portare lì fin dall’inizio!» poi alzò lo sguardo verso la strada e realizzò tutto.

Pam si svegliò con un forte dolore alla nuca. Tentò di tastare la zona dolente, ma si rese conto di avere le mani legate. Era sporca di fango e sangue secco. Le ci volle un po’, ma poi tutto le tornò alla mente: il cadavere che aveva trovato nel bosco e il nome inciso sulla targhetta: Ranger Samuel Johnson. Doveva avvisare i suoi amici, erano tutti in pericolo. Si guardò intorno, era dentro ad una gabbia di ferro: non poteva andare da nessuna parte. Degli esseri deformi le si accalcarono attorno non appena si accorsero che era sveglia. Per lei e i suoi amici era finita.

Il ranger premette fino in fondo il pedale dell’acceleratore. Le cinture erano bloccate, le porte chiuse.

«Non vorrete per caso che lasci morire di fame i miei fratelli?» rispose il falso ranger con tranquillità.

I due ragazzi non fecero in tempo a pensare a nulla se non al terrore che li pervadeva. Dai lati del bosco, gli abomini osservavano il passaggio dell’auto diretta al loro villaggio.

Il giorno seguente, un gruppo di campeggiatori notò un veicolo fermo oltre il ciglio della strada. Scesero dall’auto e cominciarono a guardarsi intorno.

«Dove saranno i proprietari?» chiese una ragazza confusa.

«Guardate qui! Il cofano è tutto sporco di sangue! Avranno investito qualche animale!» esclamò un ragazzino richiamando l’attenzione dei genitori.

In quel momento un uomo comparve dal bosco e disse: «Salve! Sono il ranger Samuel Johnson! Avete bisogno di aiuto?»

Immagine di Enrique Meseguer da Pixabay

Non allontanarti troppo: Copyright © Elena Canepa e Laura Canepa – Tutti i diritti riservati

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