“Non allontanarti troppo” (prima parte) – di Elena Canepa e Laura Canepa

«Pam, ragazze, forza! Smettetela di chiacchierare e caricate i vostri bagagli! Volete per caso essere lasciate qui?» urlò Jared ridendo.

«Oh, piantala! Siamo in perfetto orario» rispose Jennifer sistemando il suo zaino.

«Fortuna che non vi siete portate dietro tutta la casa, eh, Janet?» rise Pablo guardando la ragazza che gli rispose tirando su il dito medio.

«Oh, no!» urlò Pam d’un tratto facendo sussultare i compagni.

«Che succede?» la guardò spaventato Pablo.

«Il mio specchio, si è appena spaccato!» rispose disperata. «Sette anni di disgrazie, ma che bell’inizio per questo campeggio!» piagnucolò.

«Accidenti, Pam, non potresti stare più attenta, ogni tanto? Sai che cosa significa questo? Che qualcosa andrà sicuramente male!» la rimproverò Janet. «Per non parlare del fatto che in quel cavolo di bosco sono scomparse un sacco di persone e io, sinceramente, non voglio finire in qualche maledetto burrone o sbranata da un branco di lupi affamati».

«Significa che non succederà un bel niente!» la interruppe brusco Jared. «Dovete piantarla di sparare cretinate, nessuno è mai scomparso in quel bosco e tanto meno capiterà a noi. Arriveremo al bivio con la macchina e da lì sarà la mappa a condurci fino a Mountville. Non ci perderemo, non finiremo in nessun burrone e non ci saranno stupidi lupi a mangiarci. Capito?»

«Potrebbe esserci chiunque in quel bosco, anche uno psicopatico omicida per quanto ne sappiamo!» sbottò Janet.

«Ok, ragazzi, mi pare che gli animi si stiano scaldando un po’ troppo qui. Se abbiamo caricato tutto, salite in macchina e partiamo, prima che qualcuno di noi si trasformi in uno psicopatico omicida» concluse ridendo Pablo.

La macchina partì.

Jared, silenziosamente, allungò il proprio braccio all’indietro verso le gambe di Janet, che era seduta sul sedile posteriore, cercando di farle il solletico. Lei era imbronciata, ma a stento riuscì a trattenere il sorriso. Poi dallo specchietto si guardarono negli occhi.

Pablo cantava le canzoni della radio a squarciagola facendo morire dal ridere tutti; quand’ecco che nel bel mezzo della strada, una figura strana apparve loro di fronte. L’essere li guardò e, muovendo a scatti la mandibola, iniziò a correre rapidamente contro la loro macchina in maniera scomposta.

Immagine di Michael Seibt da Pixabay

«Oh, merda! Pablo, sterza!» urlò Jennifer che era l’unica che stava guardando avanti. Non fecero in tempo. Presero in pieno quella cosa che, nel giro di pochi secondi, gli spaccò il vetro anteriore e li fece finire fuori strada.

«State bene?» domandò Pablo poco dopo con il terrore nella voce. Tutti risposero scossi.

«Che cosa diavolo era quella cosa? E che ci faceva in mezzo alla strada?» chiese sconvolta Pam.

«Non lo so, so solo che non aveva un aspetto normale. Sembrava deforme!» singhiozzò Jennifer.

«Vieni, Pablo. Andiamo a vedere se è ancora vivo!» esclamò Jared.

I due ragazzi, però, non trovarono nulla. Eppure la macchina era sporca di sangue.

«Non può essere andato lontano, ci ha spaccato la macchina!» piagnucolò incredulo Pablo.

«Ecco, non c’è campo, ti pareva!» disse Janet ricacciando il suo cellulare in borsa.

«E adesso che facciamo?» chiese Pam.

«Datemi il tempo di capire dove siamo con la mappa!» sbottò Jared.

Passarono una decina di minuti. C’era un silenzio quasi innaturale: nessun fruscio, nessun animale che facesse il minimo rumore.

«Non vi sembra che tutto ciò sia alquanto inquietante?» domandò Pam girando su sé stessa mentre osservava il bosco buio, nonostante il sole fosse ancora alto in cielo.

«Già, io mi sento anche un bel po’ osservata» aggiunse Jennifer con tono agitato guardandosi intorno. Pablo rise: «È un’impressione, ragazze! Non fate le femminucce per una volta» e fece l’occhiolino a Jennifer.

D’un tratto, un rumore di passi alle loro spalle li fece sussultare.

«Ragazzi! Sono il ranger Johnson! Vi ho visti in difficoltà, avete qualche problema?» urlò una voce che spezzò il silenzio.

«Be’, una cosa che sembrava un orco vagava in mezzo alla strada e l’abbiamo presa in pieno. Per poco non ci ammazzavamo!» urlò scocciata Jennifer perché era ovvio che ci fosse un problema.

«Mmh, capisco. C’è un paesino qui vicino. Aspettatemi, vado a prendere la macchina: sarà meglio che dopo l’incidente non percorriate tutti questi chilometri a piedi» disse il ranger e continuò: «Intanto chiamerò i soccorsi via radio dato che non c’è campo per il cellulare» e così dicendo si congedò e fu inghiottito dagli alberi.

CONTINUA…

👉 “Non allontanarti troppo” (seconda parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

Foto di Michael Seibt da Pixabay

Non allontanarti troppo: Copyright © Elena Canepa e Laura Canepa – Tutti i diritti riservati

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